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Un importante riconoscimento per la ricerca scientifica nell'ambito “dell'invecchiamento sano” arriva all'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara. Il progetto IMMUNO-REBIRTH, incentrato sull'identificazione dei determinanti immuno-metabolici per promuovere un invecchiamento in salute, è tra i vincitori del bando nazionale di Ricerca Finalizzata 2024 del Ministero della Salute. Lo studio è stato selezionato tra i 70 finanziati, ottenendo un supporto economico di 450.000 euro per la sua realizzazione.

Il successo del progetto è frutto di una sinergia tutta ferrarese: la ricerca sarà infatti condotta da una cordata di giovani ricercatori (prof. Francesco Nicoli, dott.ssa Federica Sganga, dott.ssa Benedetta Govoni, dott. Andrea Raisi e dott.ssa Valentina Albanese) e vede la collaborazione di 3 gruppi di ricerca afferenti alle Unità Operative di Geriatria (Azienda Ospedaliero - Universitaria di Ferrara), alla Medicina dello sport, (Azienda USL Ferrara) e al Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie (Università degli studi di Ferrara).


L’obiettivo principale di IMMUNO-REBIRTH è invertire l’immunosenescenza (ovvero il declino del sistema immunitario legato all’età) sfruttando il metabolismo delle cellule T. Lo studio effettuerà una valutazione dettagliata delle caratteristiche cliniche e biologiche della senescenza in soggetti di diverse fasce d’età e stati di salute. In particolare il progetto mira a ringiovanire le cellule T della memoria, ovvero quelle che il nostro organismo sviluppa e mantiene dopo aver incontrato vaccini, infezioni e altre minacce, ma che diventano meno efficienti con l'avanzare dell'età, aumentando la vulnerabilità a infezioni e tumori. IMMUNO-REBIRTH nasce per colmare queste lacune, identificando i meccanismi molecolari e metabolici che causano tale declino funzionale.

Inoltre lo studio valuterà l'efficacia di approcci integrati basati su strategie farmacologiche (per ripristinare le vie metaboliche alterate e “ringiovanire” le cellule del sistema immunitario) e interventi comportamentali, tramite l'implementazione di programmi personalizzati basati sull’esercizio fisico per potenziare la competenza delle cellule T e attenuare lo stato di senescenza.


“Siamo molto contenti di questo riconoscimento, che valorizza un filone di ricerca che stiamo portando avanti da alcuni anni”, dichiara il prof. Francesco Nicoli, Principal Investigator del progetto. “Lo studio infatti nasce da diverse scoperte che abbiamo recentemente fatto su come il metabolismo dei globuli bianchi sia alterato con l’avanzare dell’età. Grazie a questo finanziamento potremo capire ancora meglio le cause e le conseguenze di queste alterazioni ma, soprattutto, sviluppare strategie per rallentare questo processo e garantire una qualità della vita migliore”.


“Partecipare a questo progetto rappresenta per noi un’opportunità molto importante”, aggiunge il dott. Andrea Raisi. “L’esercizio fisico può avere un ruolo rilevante nel contrastare i processi legati all’invecchiamento, non solo dal punto di vista funzionale ma anche biologico e immunologico. Il modello di intervento basato sull’esercizio nasce da precedenti esperienze che hanno evidenziato un’elevata adesione al protocollo nella popolazione anziana. Il nostro obiettivo sarà valutare come l’attività fisica e, più in generale, i cambiamenti dello stile di vita possano contribuire a migliorare la funzionalità del sistema immunitario e favorire un invecchiamento più sano e attivo”.


"È un onore per me poter contribuire a questo progetto e far parte di un team multidisciplinare così qualificato”, afferma la dott.ssa Valentina Albanese. “IMMUNO-REBIRTH ha una grande rilevanza sociale perché affronta una delle principali sfide legate all’invecchiamento della popolazione, ma anche un grande valore scientifico, poiché può aiutarci a comprendere meglio i meccanismi alla base del declino immunitario legato all’età e a individuare nuove strategie per contrastarlo."


"Le alterazioni funzionali del sistema immunitario rappresentano una delle alterazione più importanti legate al processo di invecchiamento con importanti ricadute sullo stato di salute del soggetto che invecchia aumentando il rischio di fragilità e disabilità”, afferma Stefano Volpato, Professore Ordinario Medicina Interna-Geriatria, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e responsabile dell’Unità Operativa di Ortogeriatria. “Questo progetto ha le potenzialità di studiare e capire alcuni dei meccanismi di alterata funzione dei linfociti T analizzandone la loro utilità in soggetti anziani fragili. Una seconda potenzialità dello studio è quella di cercare di capire quali interventi possano essere efficaci nel ripristinare la normale funzionalità di queste particolari cellule nel processo di invecchiamento, aprendo la strada a possibili interventi terapeutici".


“Questo importante riconoscimento” aggiunge il dott. Gianluca Guerra, Direttore facente funzioni della Geriatria, “premia ed onora l’intraprendenza e la genialità dei nostri giovani ricercatori, dando loro risalto e stimolando la prosecuzione della proficua collaborazione tra l’attività clinica della nostra Unità Operativa e l’attività di ricerca in capo all’Università, che affrontano insieme il tema dell’immunosenescenza in stretta simbiosi sin dalle prime ricerche legate ai vaccini durante la pandemia COVID-19”.


“Questo progetto rappresenta un importante esempio di collaborazione tra ricerca e pratica clinica”, afferma Gianni Mazzoni, professore ordinario e direttore del Centro Scienze Motorie e Sportive (afferente all’Unità Operativa di Medicina dello Sport dell’Azienda Usl, diretta dal dott. Marcello Lavezzo) dove si svolgeranno le sessioni di esercizio fisico. “La possibilità di studiare gli effetti dell’esercizio fisico sui processi biologici dell’invecchiamento apre prospettive molto interessanti per la promozione della salute nella popolazione anziana. Siamo soddisfatti di poter contribuire a un’iniziativa che integra competenze cliniche, biologiche e motorie con l’obiettivo di sviluppare strategie innovative per favorire un invecchiamento attivo. Mettere a disposizione l’esperienza maturata in precedenti trial significa contribuire a trasformare le evidenze scientifiche in interventi concreti, capaci di migliorare la qualità della vita e preservare autonomia e benessere nelle persone anziane.”


I benefici socio-economici di queste strategie di ripristino immunitario potrebbero essere significativi considerando il costante aumento della popolazione anziana e la necessità di ridurre i costi sanitari legati alla morbilità.

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Ultimo aggiornamento

22-06-2026 14:06

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