Contenuto

Un luogo protetto dove condividere paure, emozioni, esperienze e ritrovare, attraverso la relazione con gli altri, un nuovo equilibrio durante la malattia oncologica. È questo il cuore dei “Cerchi”, il percorso di gruppo nato all’interno dell’Unità Operativa di Radioterapia oncologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, in collaborazione con l’Associazione ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) di Ferrara, per offrire sostegno psicologico e relazionale alle pazienti impegnate nelle cure.
L’iniziativa prende forma grazie all’impegno della Radioterapia oncologica, guidata dal dott. Antonio Stefanelli, e al coordinamento tecnico del dott. Lorenzo Tacchini, che hanno reso possibile l’avvio di un’esperienza capace di integrare assistenza sanitaria e supporto psicologico all’interno del percorso terapeutico. Determinante anche il contributo dell’ANDOS, diretta dalla presidente dott.ssa Marcella Marchi. Il progetto viene sviluppato attraverso il lavoro della dott.ssa Dorina Adelaide Lombardo, psicologa volontaria dell’associazione, affiancata dalla dott.ssa Alice Miari Frazzoni, psicologa in formazione impegnata nel tirocinio abilitante.
Gli incontri dei “Cerchi” si svolgono nel pomeriggio, in uno spazio dedicato all’interno della Radioterapia, e coinvolgono prevalentemente donne che si trovano in differenti fasi della malattia: durante la radioterapia o la chemioterapia, nelle prime fasi del percorso oppure dopo la conclusione delle cure.
L’esperienza nasce dall’ascolto dei bisogni emersi nei colloqui individuali, nei quali sono stati rilevati elementi ricorrenti come il senso di incertezza verso il futuro e il desiderio di mantenere un contatto costante con il contesto sanitario anche oltre il momento strettamente terapeutico. I “Cerchi” rappresentano così uno spazio di condivisione e continuità, il cui nome richiama simbolicamente il “tenersi per mano”, favorendo sostegno reciproco, appartenenza e vicinanza emotiva.
Il format degli incontri alterna momenti di confronto spontaneo a strumenti specifici come brainstorming e role playing, tecniche che aiutano le partecipanti a elaborare emozioni, difficoltà e dinamiche relazionali. In alcuni momenti è previsto anche il coinvolgimento dei familiari, con l’obiettivo di favorire una maggiore comprensione reciproca e un supporto condiviso lungo il percorso di cura.
All’interno del progetto è stata inoltre introdotta un’esperienza sensoriale attraverso l’utilizzo di una campana tibetana di grandi dimensioni. Il suono profondo e avvolgente consente alle partecipanti di ritrovare il contatto con il proprio corpo, spesso vissuto con distanza durante la malattia, favorendo rilassamento, ascolto di sé e maggiore consapevolezza.
Nel corso degli incontri il racconto personale si è progressivamente ampliato: dalla condivisione della malattia si è passati a una narrazione più estesa della propria vita, includendo ricordi, emozioni, relazioni e vissuti personali. Il gruppo diventa così uno spazio a 360 gradi, in cui ogni esperienza può trovare ascolto e accoglienza.
L’iniziativa rappresenta anche un’importante occasione di crescita umana e professionale per tutti i soggetti coinvolti. Le persone che partecipano ai “Cerchi” portano infatti contributi preziosi, trasformando il gruppo in un luogo di scambio autentico, nel quale chi ha già attraversato alcune fasi della malattia può diventare per le altre una guida silenziosa ma significativa. Il progetto è ancora in una fase iniziale, ma presenta importanti potenzialità di sviluppo anche attraverso il possibile coinvolgimento futuro di ulteriori professionisti della salute.
Un pensiero speciale viene rivolto alle pazienti e ai loro familiari che hanno scelto di partecipare e condividere la propria esperienza. Perché è anche nella relazione, nell’ascolto e nella condivisione che la cura trova una delle sue espressioni più autentiche.