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Un imponente studio epidemiologico coordinato dall'Unità Operativa di Cardiologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara (diretta dal prof. Gabriele Guardigli) e dal Dipartimento di Medicina Traslazionale dell'Università di Ferrara rivela che la morte improvvisa ha causato 2.583.559 decessi in 26 Paesi europei tra il 2010 e il 2020. La ricerca, basata sull'analisi di oltre 53,5 milioni di certificati di morte del database dell'OMS, evidenzia che il fenomeno rappresenta il 4,8% della mortalità totale, con una frequenza di un decesso ogni 2,2 minuti. Sebbene a livello europeo il tasso di mortalità “aggiustato” per età (AAMR) sia cresciuto del 31% nel decennio (passando da 3,75 a 4,97 su 100.000 abitanti), l’Italia si distingue con una riduzione media annua del 6,2%, posizionandosi tra le nazioni con il trend più favorevole insieme ad Austria (-8,0%) e Belgio (-7,9%).


Questi dati sono stati pubblicati su "The Lancet Regional Health – Europe": l’analisi epidemiologica è stata coordinata dal dott. Marzo Zuin (medico cardiologo presso l'Unità Operativa dell'Ospedale di Cona) e dal prof. Matteo Bertini (Responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia e del Programma di Aritmologia interventistica del Sant’Anna). Il lavoro è stato condotto da un team internazionale e rappresenta la più completa analisi mai realizzata sulla mortalità per morte improvvisa nel territorio europeo, coprendo una popolazione di circa 515 milioni di persone.


L'andamento europeo mostra un profilo bifasico: dopo una diminuzione iniziale fino al 2013 (-4,6%), si è registrata una risalita costante fino al 2020 (+7,8% annuo in questa seconda fase). Il peggioramento è stato più marcato nelle donne, con un aumento relativo del 3,2% annuo rispetto al 2,8% degli uomini, nonostante questi ultimi mantengano tassi assoluti di mortalità più elevati.

Un dato emerso nella ricerca riguarda la distribuzione per fasce d'età: mentre tra i giovani (15-29 anni) il trend appare stabile (+1,6%), l'incremento diventa significativo con l'invecchiamento, toccando il picco del +5,5% annuo nella fascia 60-75 anni e del +4,1% negli over 75. Geograficamente, l'Europa si presenta frammentata: quello Orientale (+3,4%) e quella Meridionale (+3,3%) hanno subito i rincari maggiori, mentre l'Europa Occidentale ha registrato un calo del 2,6%.


“I dati – evidenzia Zuin - indicano che nazioni come Spagna (+3,3%) e Germania (+2,8%) hanno visto crescere la mortalità per morte improvvisa, in netto contrasto con il risultato italiano. Questa eterogeneità può riflettere disparità nei fattori di rischio: nell'Europa dell'Est, ad esempio, la prevalenza del fumo è del 28% contro il 20% del Nord, e paesi come Romania e Polonia presentano i più alti livelli di obesità e sovrappeso nell'UE. In Italia il calo è netto, ma è fondamentale sottolineare che la nostra regione geografica (il Sud Europa) è in peggioramento, il che impone di mantenere alta l'attenzione sulla prevenzione cardiovascolare e sulla diffusione della defibrillazione precoce, considerando che le donne ricevono spesso meno frequentemente manovre rianimatorie dai passanti".


Le analisi di sensibilità hanno confermato la solidità dei risultati: escludendo il 2020 (anno condizionato dalla pandemia da COVID-19), il trend di crescita europeo resta significativo al +2,8% annuo. Lo studio evidenzia inoltre che la morte improvvisa, pur essendo spesso di origine cardiaca, include una quota superiore a un terzo di cause non cardiache (neurologiche, tossicologiche o polmonari), rendendo complessa la diagnosi in assenza di autopsie, la cui frequenza resta purtroppo molto bassa in tutto il continente.


"Questa ricerca – analizza Bertini -, pur con i limiti legati alla possibile sottostima dei casi non correttamente codificati nei certificati di morte, fornisce una base dati senza precedenti per le politiche sanitarie. Per contrastare l'aumento del 31% della mortalità registrato in Europa, dobbiamo agire su quattro pilastri: uniformare la sorveglianza epidemiologica, potenziare la prevenzione primaria specialmente per le donne che presentano spesso sintomi atipici, investire nei sistemi di emergenza territoriale (disseminazione di defibrillatori sul territorio e sensibilizzare ed istruire i laici al loro utilizzo in caso di necessita' etc...)  e promuovere studi che spieghino le cause profonde di queste differenze regionali. Il fatto che la morte improvvisa avvenga ogni 132 secondi in Europa deve spingerci a una strategia multidisciplinare ed equa".

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Ultimo aggiornamento

29-05-2026 12:05

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