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In occasione della Giornata Mondiale contro il Tumore Ovarico dell’8 maggio le Aziende Sanitarie ferraresi rimarcano l’invito alla cittadinanza di non sottovalutare sintomi persistenti e di mantenere regolari i controlli ginecologici, ricordando che la diagnosi precoce può fare la differenza nel percorso di cura.


Il potenziamento del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) dedicato ha permesso, nel 2025, di gestire circa 80 casi tra nuove diagnosi e recidive. Il sistema garantisce una presa in carico rapida e coordinata tra i presidi territoriali, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara (centro Spoke) e il centro Hub di riferimento (Policlinico S. Orsola di Bologna) per il trattamento chirurgico.

Il tumore ovarico rappresenta una sfida clinica significativa a causa dell’assenza di programmi di screening e di una sintomatologia iniziale spesso aspecifica, come gonfiore addominale persistente, senso di sazietà precoce e dolore pelvico. Nella provincia di Ferrara, l'incidenza è di circa 13-14 casi ogni 100.000 donne l'anno, con circa 210 nuovi casi diagnosticati nel quinquennio 2020-2025. Nonostante il 70-80% delle diagnosi avvenga ancora in fase avanzata, l’introduzione dei test BRCA e delle terapie personalizzate ha portato le probabilità di controllo della malattia al 45-50%.


Sebbene la mortalità resti condizionata dalla frequente tardività della diagnosi – mette in evidenza la dott.ssa Caterina Palmonari, Direttrice dell’Unità Operativa Screening Oncologici di Ferrara - i dati a cinque anni evidenziano un trend in costante crescita. L'introduzione sistematica dei test BRCA e l'impiego di terapie personalizzate hanno permesso di guadagnare punti percentuali preziosi, portando le probabilità di guarigione o di controllo della malattia al 45-50% per le pazienti prese in carico presso strutture specializzate. Un traguardo che testimonia concretamente l’efficacia delle nuove strategie terapeutiche e dell’approccio multidisciplinare”.


Il modello ferrarese si fonda sulla multidisciplinarietà del Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM), che coinvolge ginecologi, oncologi, radiologi e numerosi altri specialisti per definire percorsi terapeutici personalizzati. Un ruolo centrale è oggi svolto dalla diagnostica molecolare, in particolare dalla valutazione dello stato di deficit di ricombinazione omologa (HRD) e dall'espressione di FOLR1 (recettore del folato alfa), biomarcatori fondamentali per l’accesso a farmaci innovativi e anticorpi farmaco-coniugati.


La gestione del carcinoma ovarico – commenta la prof.ssa Luana Calabrò, Direttrice dell’Unità Operativa di Oncologia Clinica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara - si è evoluta verso una medicina di precisione che non può prescindere dall'integrazione tra dati clinici e biologia molecolare. Il nostro impegno è garantire che ogni paziente acceda tempestivamente a test come l'HRD e il BRCA, poiché queste informazioni orientano scelte terapeutiche capaci di cambiare significativamente la prognosi, offrendo prospettive concrete anche nelle fasi avanzate di malattia”.


"Il tumore ovarico – sottolinea la dott.ssa Elena Mauro, Dirigente medico presso l’Oncologia Clinica e referente delle neoplasie ginecologiche - rimane una patologia complessa, ma oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici sempre più efficaci. Un elemento determinante è la tempestività della presa in carico e la gestione multidisciplinare del caso. Il PDTA rappresenta uno strumento fondamentale, perché consente di offrire a ogni paziente un percorso strutturato, personalizzato e basato sulle migliori evidenze disponibili. Parallelamente l’innovazione terapeutica e l’integrazione con la diagnostica molecolare stanno aprendo nuove prospettive anche nelle fasi più avanzate di malattia. Fondamentale inoltre l’ascolto dell’esperienza delle pazienti, elemento essenziale per migliorare l’organizzazione dei servizi e rendere il percorso di cura sempre più centrato sui bisogni reali, favorendo una presa in carico globale e realmente personalizzata”.


Il percorso di cura (PDTA) per il tumore ovarico, attivo da anni e recentemente potenziato, ha l'obiettivo di migliorare l'efficacia dei trattamenti e la qualità della vita delle pazienti. La strategia si basa su due pilastri: diagnosi precoci e cure personalizzate. Grazie a questo modello, ogni caso sospetto viene indirizzato immediatamente all’Unità Operativa di Ginecologia dell’Ospedale di Cona, che funge da centro di riferimento per tutta la provincia. Questa organizzazione permette a diversi specialisti di collaborare in tempo reale, riducendo al minimo i tempi di attesa tra il primo sospetto e l'inizio delle terapie. In questo percorso, la rapidità della presa in carico e il coordinamento tra medici sono i fattori decisivi per aumentare le possibilità di guarigione e le aspettative di vita delle donne. Il PDTA coinvolge una vasta gamma di specialisti, tra cui ginecologi, oncologi, radiologi, patologi, biologi molecolari, radioterapisti, medici nucleari, genetisti, nutrizionisti, palliativisti e psico-oncologi, oltre ai Medici di Medicina Generale, alle Case Manager e agli Infermieri di Famiglia e Comunità. Questo gruppo multidisciplinare si riunisce regolarmente ogni settimana per discutere e definire la strategia terapeutica più adeguata per ogni singola paziente, assicurando un percorso personalizzato e coordinato.

Le Aziende Sanitarie ferraresi riconoscono inoltre il valore fondamentale della collaborazione con le associazioni di volontariato, che rappresentano un supporto prezioso nel percorso di cura. Il confronto con le pazienti e con le associazioni consente infatti di mantenere costante l’attenzione non solo sugli aspetti clinici, ma anche sul benessere psicologico, relazionale e sociale della persona.


Il nostro ruolo come Ginecologia di riferimento – dichiara la dott.ssa Ruby Martinello, Direttrice facente funzioni dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara - è fondamentale nel garantire la prima accoglienza e la valutazione specialistica delle pazienti con sospetta patologia ovarica. Il PDTA struttura in modo chiaro l’invio e la gestione iniziale, permettendoci di avviare tempestivamente il percorso diagnostico necessario per chiarire il sospetto clinico e definire i passi successivi. Tutti gli esami diagnostici vengono poi revisionati e discussi in ambito multidisciplinare. La discussione collegiale all'interno del GOM ginecologico è un momento cruciale del percorso. Permette di confrontare i risultati degli accertamenti con diversi specialisti per giungere alla conferma del sospetto diagnostico e organizzare, se necessario, la centralizzazione della paziente in tempi brevi presso il centro HUB di riferimento. Questo approccio garantisce appropriatezza e rapidità d’intervento, elementi chiave per la prognosi”.


Come ospedali distrettuali – evidenzia il dott. Fabrizio Corazza, Direttore Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Cento e Responsabile di area ostetrico-ginecologica dipartimentale della provincia di Ferrara - partecipiamo al PDTA carcinoma ovarico con l'invio delle pazienti sospette verso la Ginecologia dell'ospedale di Cona, attraverso la presa in carico per lo studio e la valutazione del caso con esami radiologici come TAC e RMN e tramite la discussione dei casi clinici all'interno del GOM (Gruppo Oncologico Multidisciplinare) in interfaccia con colleghi anche di altre specialità allo scopo di creare il percorso più adeguato, in collaborazione con il centro HUB di Bologna”.


Un pilastro fondamentale nella lotta contro il tumore ovarico è rappresentato dall’identificazione delle donne con mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. In questo ambito, un ruolo di primo piano è svolto dal Centro Spoke, situato all’interno dell’Unità Operativa Complessa Screening Oncologici di Ferrara. L’individuazione precoce di queste varianti genetiche è un atto di prevenzione cruciale: conoscere la propria predisposizione ereditaria permette infatti di attivare percorsi di sorveglianza intensiva o interventi preventivi, riducendo drasticamente il rischio di sviluppare la malattia o permettendo di diagnosticarla ai primi stadi, quando le possibilità di cura sono più elevate.


Il Centro Spoke presso il Servizio Screening Oncologici – conclude Palmonari - costituisce il punto di accesso e tutela per le donne e le famiglie con sospetta ereditarietà. Attraverso la consulenza oncogenetica e i test mirati, siamo in grado di individuare tempestivamente i soggetti a rischio, offrendo loro un percorso protetto e personalizzato. Per chi ha già sviluppato la patologia, inoltre, la determinazione dello stato BRCA è oggi indispensabile per la scelta di terapie biologiche mirate, che hanno dimostrato di migliorare sensibilmente la prognosi”.

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Ultimo aggiornamento

07-05-2026 11:05

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