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Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara si è consolidato un percorso multidisciplinare dedicato al trattamento conservativo dei fibromi uterini e di altre patologie ginecologiche complesse - come adenomiosi e varicocele pelvico - basato sull’embolizzazione delle arterie uterine, una procedura di radiologia interventistica mininvasiva che rappresenta un’alternativa alla chirurgia tradizionale in pazienti selezionate. Il percorso nasce con l’obiettivo di offrire alle pazienti un iter diagnostico-terapeutico personalizzato, efficace e tempestivo, riducendo i tempi di attesa e l’impatto delle procedure chirurgiche più invasive.
Il modello organizzativo è il risultato della collaborazione tra le Unità Operative di Ostetricia e Ginecologia (referente dott.ssa Ruby Martinello), Radiologia (referente dott.ssa Anna Chiara Palo), Radiologia Vascolare ed Interventistica (referenti dott. Zairo Ferrante e dott. Filippo Furicchia) e Anestesia e Rianimazione (referenti dott.ssa Vittoria Colamussi e dott.ssa Cinzia Finetti). L’integrazione tra le diverse professionalità consente di seguire la paziente in tutte le fasi del percorso, dalla diagnosi al trattamento fino al follow-up. Questa collaborazione multidisciplinare si inserisce in un’esperienza già consolidata all’interno dell’Azienda anche in ambito ostetrico, in particolare nella gestione delle anomalie di inserzione placentare e delle urgenze emorragiche del post-partum, valorizzando un modello assistenziale basato sulla condivisione delle competenze specialistiche.
UNA PROCEDURA MININVASIVA PER PRESERVARE L’UTERO. I fibromi uterini rappresentano una delle patologie ginecologiche più frequenti nelle donne in età fertile e nel periodo che precede la menopausa. Possono causare sanguinamenti uterini anomali, dolore pelvico e anemia, con un impatto significativo sulla qualità della vita. Se in passato il trattamento era prevalentemente chirurgico, oggi sono disponibili anche terapie farmacologiche innovative e procedure distruttive selettive non chirurgiche. Tra queste l’embolizzazione delle arterie uterine è una procedura di radiologia interventistica già ampiamente utilizzata a livello internazionale. Attraverso un piccolo accesso dalla pelle, il radiologo interventista chiude in modo selettivo i vasi sanguigni che nutrono i fibromi, i quali si riducono progressivamente di volume migliorando di conseguenza i sintomi. Rispetto alla chirurgia tradizionale, la metodica consente di evitare un intervento chirurgico, preservare l’integrità dell’utero, ridurre i tempi di degenza e favorire un recupero più rapido. L’intervento viene eseguito nella sala angiografica, utilizzando un angiografo di ultima generazione, progettato per consentire l’esecuzione della procedura erogando la minor dose possibile di radiazioni ionizzanti.
LA VALUTAZIONE CONDIVISA GUIDA LA SCELTA TERAPEUTICA. Uno degli elementi qualificanti del percorso è la valutazione multidisciplinare integrata, nella quale ginecologo, radiologo, radiologo interventista e anestesista collaborano fin dalle prime fasi dell’iter clinico per individuare la soluzione terapeutica più appropriata, tenendo conto delle caratteristiche cliniche e radiologiche della paziente e delle sue esigenze. Dopo l’inquadramento diagnostico radiologico, ogni caso viene discusso collegialmente per definire la strategia più indicata. Un ruolo importante è svolto anche dall’anestesista, che imposta protocolli analgesici personalizzati per limitare il dolore durante e dopo la procedura, contribuendo a rendere il recupero più rapido e meglio tollerato. Fondamentale anche il contributo dell’assistenza infermieristica, che accompagna la paziente durante tutte le fasi del trattamento. Il percorso non riguarda esclusivamente i fibromi uterini, ma comprende anche adenomiosi – una patologia caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio all’interno della parete muscolare dell’utero – e varicocele pelvico, entrambe condizioni spesso sottodiagnosticate ma frequentemente associate a dolore pelvico cronico e a una significativa riduzione della qualità della vita.
I PRIMI RISULTATI DEL PERCORSO. Nel 2025 sono state eseguite 47 isterectomie e 11 miomectomie per fibromatosi uterina. In questo contesto l’introduzione di opzioni terapeutiche mininvasive amplia le possibilità di trattamento. Ad oggi sono state sottoposte all’embolizzazione 15 pazienti. I primi dati del follow-up a sei mesi evidenziano un miglioramento dei sintomi e una riduzione del volume dei fibromi, confermando l’efficacia della procedura nelle pazienti selezionate.