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Parte proprio da un geriatra ferrarese, Alessandro Pirani, che collabora da oltre trent’anni con AuslFe l’intuizione che il test psicometrico canadese, utilizzato per facilitare la diagnosi precoce dei disturbi neurocognitivi (DNC), essendo veloce (dura solo 10 minuti) ed affidabile può essere utilizzato in modo appropriato anche a Ferrara e dunque in Italia.

Il test si chiama MOCA 7.1 ed è l’acronimo del nome canadese dell’esame “Montreal cognitive assessment”.


Ed è ‘made’ ‘Emilia-Romagna’ anche lo studio che ha permesso di capire se il test canadese è valido anche per questa branca della medicina italiana. Un lavoro portato avanti da tre Centri per i disturbi cognitivi e le demenze: quello di AuslFe a Cento (uno dei cinque dell’Azienda Usl presenti sul territorio) e guidato dallo stesso dottor Pirani dall’anno 2000, e due Centri del Modenese, uno dei quali ha come responsabile il coordinatore per la regione Emilia-Romagna del “Progetto demenze” il dottor Andrea Fabbo.

Fare più diagnosi precoce
dei disturbi neurocognitivi minori è uno degli obiettivi che si è posto il Ministero della salute per il periodo 2022/23. Per tali ragioni il test MOCA può essere uno strumento nuovo per fare buona prevenzione e dunque migliorare la vita di chi rischia di avere una forma di demenza.


Un passo in avanti reso noto proprio in queste settimane di settembre, mese che dal 2012 l’Agenzia europea per il farmaco ha stabilito essere quello da dedicare alla sensibilizzazione del problema collegato con la demenza e contrastare lo stigma che la circonda e che culmina proprio con la Giornata mondiale dell’Alzheimer che si celebra il 21.

L’intuizione tutta ferrarese di utilizzare un nuovo metodo per fare diagnosi precoce dei casi neurocognitivi minori l’annuncia il direttore AuslFe delle Attività sociosanitarie dottor Franco Romagnoni.

Dottor Romagnoni questo nuovo metodo di fare diagnosi precoce nei disturbi minori neurocognitivi è anche un modo di fare prevenzione?

“Diciamo che è un modo per fare investimento sulla salute del paziente e aiutare la sua famiglia”

Quali sono le novità per Ferrara nel campo dell’Alzheimer?

“Che entro l’anno in ogni centro di AuslFe dedicato ai disturbi cognitivi e alle demenze stabilizzeremo la figura dello psicologo. Una professionalità che completa il lavoro delle equipe che operano nei nostri CDCD. Ma c’è anche altro…”

Cioè?

“C’è un finanziamento dello Stato che verrà a breve ripartito dalla Regione per ogni azienda sanitaria che di fatto per Ferrara in materia di cura delle demenze permette la realizzazione di due progetti: il primo, che coinvolge l’Azienda ospedaliera sul potenziamento della diagnosi precoce del disturbo neurocognitivo minore (MCI) e consentirà lo sviluppo di una carta del rischio cognitivo per quei casi che non sono stati ancora considerati ‘positivi’” all’Alzheimer”.

E poi?

“Un’altra parte del finanziamento sarà dedicata al progetto dell’Azienda Usl di creare dei percorsi di riabilitazione cognitiva, attraverso le attività dei centri presenti nei vari distretti per quei pazienti non gravi che l’equipe ritiene di poter inserire nei nuovi percorsi di stimolazione e dunque migliorare la qualità di vita del paziente”

Nel Ferrarese quanto è diffuso l’Alzheimer?

“Siamo un territorio con molti anziani e dunque la media dei nuovi casi ogni mille abitanti nella nostra provincia è superiore a quella regionale. Da noi l’incidenza è di 5,3 casi per mille abitanti mentre a livello regionale è di 4,7. Vale a dire che ogni anno noi registriamo circa 1800 nuovi casi.

Che tipo di attività collaterali avete organizzato nel tempo per questi pazienti?

“Da oltre dieci anni esiste un protocollo d’intesa fra le Aziende sanitarie, Amministrazioni comunali, Asp e associazioni del territorio che si occupano di Alzheimer che ci ha permesso di realizzare molte iniziative tra cui vanno ricordati prima di tutto i ‘Caffé della memoria’.

Come funzionano?

“Sono un momento di “socializzazione” che coinvolge i pazienti, i loro caregiver e l’esperto. Un momento di confronto che finalmente viene di nuovo fatto, passata l’emergenza Covid, di fronte a una “tazzina di caffè” in alcuni locali pubblici del territorio”.

Un consiglio per una famiglia che ha dei sospetti di avere un familiare a rischio?

“Non avere paura di indagare e consultarsi con il proprio medico di famiglia che sicuramente ha in mano la storia del paziente. Il medico di famiglia eventualmente può indirizzare l’anziano verso un controllo di secondo livello per capire se c’è un rischio concreto di demenza”.

Domani, infine, proprio in occasione della ricorrenza della giornata mondiale dell’Alzheimer, alla Cittadella San Rocco, dopo la chiusura per Covid, riapre anche il punto di ascolto AMA
(Associazione malati di Alzheimer di Ferrara che fa parte del coordinamento regionale delle associazioni sulle demenze e firmataria del protocollo d’intesa con le istituzioni) che ha già diversi appuntamenti in agenda.


Nella foto il dott. Franco Romagnoni



Nota stampa a cura di Azienda USL di Ferrara

Ultimo aggiornamento

21-09-2022 09:09

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