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Il mal di schiena è una delle principali cause di disabilità nel mondo, ma non sempre è il segnale di una patologia grave e soltanto una minoranza dei pazienti necessita di un intervento chirurgico. In occasione della Giornata Mondiale della Colonna Vertebrale, che si celebra venerdì 16 ottobre 2026, le Aziende Sanitarie ferraresi richiamano l'attenzione sull'importanza della prevenzione, della diagnosi corretta e di percorsi terapeutici personalizzati. Dalla Neurochirurgia all'Ortopedia, dalla Neuroradiologia alla Medicina del Dolore, fino alla Riabilitazione ospedaliera e territoriale, l'obiettivo è affrontare le patologie della colonna vertebrale attraverso una presa in carico multidisciplinare, che tenga conto delle condizioni cliniche, delle capacità funzionali e della qualità della vita delle persone.


NEUROCHIRURGIA: MINI-INVASIVITÀ, RICERCA E INNOVAZIONE. L'attività della Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, diretta dal Prof. Michele Cavallo, unitamente al Programma di Neurochirurgia Mininvasiva guidato dal Prof. Pasquale De Bonis, registra nel 2025 un bilancio di 282 interventi di chirurgia vertebrale e spinale, fra cui interventi per ernia discale lombare, ernia discale cervicale, instabilità post-traumatica o degenerativa cervicale, instabilità lombare e tumori del midollo o delle meningi spinali (come neurinomi e meningiomi). L'impiego di tecniche mininvasive, l'innovazione e l'ottimizzazione dei percorsi di cura rappresentano il cuore strategico dell'attività neurochirurgica ferrarese.

“I 282 interventi eseguiti nell'ultimo anno dimostrano la capacità di offrire risposte concrete e mirate a patologie di diversa complessità”, dichiara il Prof. Pasquale De Bonis. “Essere mininvasivi non significa soltanto ridurre le dimensioni di una ferita, ma raggiungere l’obiettivo chirurgico garantendo il massimo rispetto dei tessuti nobili. Nel nostro programma abbiamo sviluppato e validato nuovi accessi chirurgici mininvasivi, in particolare sulla colonna cervicale, ma anche sulle ernie lombari laterali, evitando l’utilizzo di protesi e stabilizzazioni. L’uso di procedure di stabilizzazione e fusione vertebrale eseguite mediante un'unica piccola incisione consente un tragitto chirurgico più diretto e sicuro, riducendo la traumatizzazione dei tessuti, il dolore post-operatorio e garantendo un rapido recupero del paziente”.

Durante l'intera attività chirurgica, la tutela delle funzioni neurologiche è garantita dal costante supporto del monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio in tempo reale, che controlla continuamente l'integrità del midollo e delle radici nervose.

Accanto alla risposta chirurgica avanzata, la Neurochirurgia di Ferrara attribuisce fondamentale importanza all'inquadramento diagnostico e al rigore scientifico. “La chirurgia è uno strumento di grande efficacia, ma richiede una rigorosa selettività”, sottolinea il prof. Cavallo. “L'indicazione chirurgica scaturisce sempre da un chiaro inquadramento clinico-radiologico in cui il beneficio atteso giustifica ampiamente i rischi. L'intervento è indicato di fronte a compressioni nervose o midollari, instabilità vertebrali e patologie oncologiche: il dolore da solo non costituisce mai una motivazione automatica per la chirurgia".

L'attività scientifica dell'équipe si articola in diversi ambiti di ricerca translazionale. Fra queste lo studio, in collaborazione con l’unità di Medicina Rigenerativa delle prof.sse Piva e Penolazzi, dei meccanismi molecolari sulla patogenesi biologica della degenerazione del disco intervertebrale per sviluppare futuri approcci conservativi e rigenerativi. Da citare anche gli studi su nuovi accessi chirurgici mininvasivi alla colonna cervicale che permettono di raggiungere aree critiche minimizzando tempi e rischi.

La neurochirurgia ferrarese si conferma un polo di riferimento anche per l'addestramento e la formazione di chirurghi provenienti da altri centri italiani ed esteri, attratti dalle tecniche sviluppate nel nostro centro. A ciò si affianca l'attività della Scuola di Specializzazione in Neurochirurgia dell'Università degli Studi di Ferrara, l'impegno del Prof. De Bonis come docente nei Master Universitari di II Livello in chirurgia vertebrale e approcci mininvasivi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l'Università degli Studi di Torino e l’attività chirurgica e divulgativa della Prof.ssa Scerrati, attiva nella promozione della parità di genere e nella sensibilizzazione di studenti e medici nell'ambito dell'associazione WIS (Women in Surgery).


ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA: OLTRE 30 ANNI DI CHIRURGIA VERTEBRALE E NUOVE TECNOLOGIE. Un ruolo importante nel trattamento delle patologie della colonna vertebrale è svolto dall'Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell'Arcispedale Sant'Anna di Ferrara – diretta dal prof. Leo Massari - che da oltre trent'anni affronta le patologie del tratto dorsale e lombare attraverso trattamenti conservativi e chirurgici. L'attività comprende circa 120-130 interventi di chirurgia vertebrale ogni anno e interessa patologie degenerative, traumatiche, deformità della colonna, fratture da fragilità e condizioni tumorali o infettive che richiedano un trattamento specialistico.

Una specifica competenza riguarda la diagnosi e il trattamento delle patologie disfunzionali delle articolazioni sacroiliache, che collegano il bacino alla parte inferiore della colonna vertebrale e svolgono un ruolo fondamentale nella trasmissione dei carichi durante la posizione eretta e il movimento. Un loro malfunzionamento può provocare forme di dolore lombare particolarmente intense e invalidanti. Per queste condizioni, l'Ortopedia ferrarese rappresenta un punto di riferimento nazionale. “Gli interventi effettuati – afferma il prof. Massari - comprendono la vertebroplastica e la cifoplastica, procedure mininvasive impiegate in pazienti selezionati per il trattamento degli schiacciamenti vertebrali legati all'osteoporosi. Si tratta di tecniche che permettono di consolidare una vertebra fratturata attraverso l'introduzione di cemento osseo, con la possibilità, nella cifoplastica, di utilizzare anche un dispositivo per creare una cavità e tentare un parziale recupero dell'altezza vertebrale. Vengono inoltre eseguiti interventi di decompressione per le stenosi del canale vertebrale, cioè i restringimenti degli spazi attraversati dalle strutture nervose, e procedure di stabilizzazione mediante viti e barre, utilizzate per correggere alterazioni della colonna come la scoliosi dell'adolescente e dell'adulto e la spondilolistesi, caratterizzata dallo scivolamento di una vertebra rispetto a quella adiacente. L'attività comprende anche il trattamento chirurgico in emergenza e urgenza delle fratture traumatiche, comprese quelle che coinvolgono il midollo spinale, e interventi per patologie tumorali o infettive, come le spondilodisciti, infezioni che interessano le vertebre e i dischi intervertebrali, quando le terapie non chirurgiche risultano insufficienti o sono presenti instabilità e compressioni neurologiche. Tra le innovazioni introdotte negli ultimi due anni figura l'impiego della realtà aumentata nella chirurgia vertebrale. Questa tecnologia supporta il posizionamento delle viti necessarie alla stabilizzazione della colonna, consentendo una maggiore precisione e contribuendo a ridurre i rischi e la necessità di esposizione del paziente alle radiazioni ionizzanti durante alcune fasi della procedura. Particolare attenzione viene dedicata anche alle conseguenze dell'osteoporosi”.

L'Unità Operativa di Ortopedia ha predisposto un percorso dedicato alle fratture vertebrali da fragilità, che comprende visite specialistiche, indicazioni diagnostiche e terapeutiche e la possibilità di predisporre piani terapeutici per farmaci di secondo livello, inclusi quelli osteoanabolizzanti, utilizzati nei casi indicati di osteoporosi severa per favorire la formazione di nuovo tessuto osseo. Il percorso si avvale di personale medico dedicato ed esperto. Accanto all'attività rivolta agli adulti e agli anziani, proseguono gli ambulatori di Ortopedia Pediatrica, nei quali vengono valutati e trattati bambini e adolescenti con scoliosi e cifosi. La diagnosi durante la crescita consente di monitorare le deformità della colonna e di individuare tempestivamente i trattamenti più appropriati.


NEURORADIOLOGIA: DIAGNOSI MIRATA E TRATTAMENTI MININVASIVI. Nella gestione delle patologie vertebrali assume particolare importanza anche la Neuroradiologia diagnostica e interventistica dell'Arcispedale Sant'Anna (diretta dal dott. Andrea Saletti), che contribuisce sia all'individuazione delle cause del dolore sia all'esecuzione di trattamenti mirati. La diagnosi si basa sull'integrazione di differenti metodiche di imaging, scelte in funzione del problema clinico da approfondire. La risonanza magnetica (RM) riveste un ruolo centrale nello studio delle patologie degenerative dei dischi intervertebrali, delle stenosi del canale vertebrale, delle radicolopatie, cioè delle condizioni che interessano le radici nervose, e delle patologie del midollo spinale. Permette inoltre di caratterizzare eventuali lesioni tumorali e infettive. La tomografia computerizzata (TC) è particolarmente importante nella valutazione dell'osso, dei traumi e delle alterazioni strutturali delle vertebre. La radiografia tradizionale completa il quadro degli accertamenti disponibili, secondo indicazioni stabilite sulla base della valutazione clinica. “Queste indagini – commenta il dott. Saletti - permettono anche di individuare i pazienti che possono beneficiare di un trattamento percutaneo, ossia eseguito attraverso la cute senza ricorrere a un intervento chirurgico tradizionale. L'attività di Neuroradiologia Interventistica spinale comprende vertebroplastica e cifoplastica per il trattamento di crolli vertebrali patologici e fratture da fragilità, biopsie ossee vertebrali guidate mediante TC o radiografia, infiltrazioni periradicolari e infiltrazioni delle faccette articolari, le piccole articolazioni posteriori che collegano le vertebre. Queste procedure possono avere una finalità diagnostica, terapeutica o entrambe, consentendo di individuare con maggiore precisione la sede del dolore e di intervenire in maniera mirata”.

Particolarmente rilevante è il trattamento delle fratture vertebrali osteoporotiche nel paziente anziano. La cura, tuttavia, non può limitarsi alla singola frattura: è necessario identificare la fragilità ossea che l'ha provocata e avviare un percorso volto a ridurre il rischio di nuovi eventi. L'attività neuroradiologica si integra quindi con quella di Neurochirurgia, Ortopedia, Medicina del Dolore, Endocrinologia, Neurologia e Riabilitazione, nell'ambito di una gestione che tiene conto delle differenti componenti della patologia vertebrale.


MEDICINA DEL DOLORE: NUOVE POSSIBILITÀ TERAPEUTICHE ALL'OSPEDALE DI CONA. Il dolore legato alle patologie della colonna vertebrale può limitare il movimento, interferire con il sonno, ridurre la capacità lavorativa e compromettere le relazioni e le normali attività quotidiane. La Medicina del Dolore dell'Ospedale di Cona, di cui è responsabile il dott. Alessandro Orlando, svolge un ruolo specifico nella valutazione e nel trattamento della lombalgia, della cervicalgia e delle forme di dolore che possono irradiarsi agli arti superiori o inferiori. L'attività specialistica non si limita alla riduzione della sintomatologia, ma comprende la ricerca dei meccanismi responsabili del dolore, la valutazione delle conseguenze funzionali e la definizione di un programma terapeutico individualizzato, finalizzato a favorire il recupero delle attività quotidiane, della socialità e dell'autonomia. Circa il 70% degli accessi ambulatoriali alla Medicina del Dolore riguarda disturbi correlati alla colonna vertebrale, un dato che evidenzia il peso di queste condizioni nell'attività della struttura. “Il dolore correlato al rachide rappresenta il 70% circa dei nostri accessi ambulatoriali - sottolinea il dott. Orlando -. La Medicina del dolore tenta di comprendere quali sono i meccanismi eziopatogenetici che generano una condizione dolorosa. Grazie all’utilizzo degli anestetici locali e alla guida ecografica o fluoroscopica, si individuano target anatomici ben precisi da infiltrare sia a scopo diagnostico che terapeutico. Inoltre il nostro obiettivo, per un pieno recupero del paziente, prevede anche l’educazione ad un corretto uso del proprio rachide, la riabilitazione attraverso indicazioni di specifici percorsi fisioterapici e interventi farmacologici scelti in base al quadro clinico. In casi selezionati, spesso non responsivi alla terapia medica e dopo un’attenta valutazione, lo specialista può prendere in considerazione procedure interventistiche sempre più specifiche e di precisione. Sono da poco attivi un Day Surgery ed una sala operatoria, presso l’Ospedale di Cona, dedicati ai pazienti con dolore complesso e, in particolar modo, proprio all’utilizzo di procedure infiltrative mirate e a procedure di neuromodulazione per alcuni quadri di dolore neuropatico”.

Le tecniche infiltrative consentono di somministrare farmaci in sedi anatomiche specifiche, individuate attraverso l'ecografia o la fluoroscopia, una metodica di visualizzazione radiologica in tempo reale. Le procedure di neuromodulazione, invece, agiscono sui meccanismi di trasmissione del dolore attraverso differenti tecnologie. La collaborazione con fisiatria, ortopedia, neurochirurgia, reumatologia, fisioterapia e altre professionalità sanitarie permette di costruire percorsi coerenti con i bisogni della persona. È inoltre fondamentale il coinvolgimento attivo del paziente nella comprensione della propria condizione e nelle decisioni terapeutiche.


LA RIABILITAZIONE OSPEDALIERA: RECUPERARE AUTONOMIA E CAPACITÀ FUNZIONALI. Il trattamento delle patologie vertebrali non si conclude necessariamente con la fase diagnostica, farmacologica o chirurgica. Nei casi più complessi, soprattutto in presenza di conseguenze neurologiche, la riabilitazione rappresenta una componente fondamentale della continuità assistenziale. L'Unità Operativa di Medicina Riabilitativa del Dipartimento di Neuroscienze dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, diretta dalla dott.ssa Antonella Bergonzoni, accoglie pazienti con deficit neurologici prevalentemente conseguenti a interventi chirurgici, che necessitano di percorsi riabilitativi personalizzati. In relazione alle condizioni cliniche e alle necessità assistenziali, i pazienti possono accedere alla riabilitazione intensiva, effettuata in regime di degenza o di Day Hospital (DH), oppure alla riabilitazione estensiva, caratterizzata da una minore intensità di trattamento e svolta in regime ambulatoriale. Le conseguenze di una lesione neurologica possono infatti coinvolgere non soltanto la capacità di movimento, ma anche il controllo delle funzioni sfinteriche, cioè le funzioni legate alla continenza urinaria e intestinale, con possibili ripercussioni significative sull'autonomia personale. “I pazienti con lesioni neurologiche - mette in evidenza la dott.ssa Bergonzoni - possono subire una marcata riduzione nella capacità di movimento, nella gestione degli sfinteri e quindi dell’autonomia. La complessità di queste problematiche richiede la formulazione di un progetto riabilitativo che preveda un team interprofessionale (medici, fisioterapisti, infermieri, logopedisti, OSS, psicologi) ed un gruppo multidisciplinare costituito da fisiatri, neurochirurghi, ortopedici, urologi, chirurghi, anestesisti e chirurghi plastici che collaborino insieme nella gestione delle problematiche che il paziente può presentare. Inoltre la riabilitazione degli esiti di traumi vertebro-midollari è svolta in stretta collaborazione con il Centro Hub per le mielolesioni traumatiche dell'Emilia Romagna (l’Istituto Montecatone di Imola), garantendo la prosecuzione della presa in carico per i residenti della provincia di Ferrara”.


LA RIABILITAZIONE TERRITORIALE DELL'AUSL: CONTINUITÀ DELLE CURE E PREVENZIONE DELLE RICADUTE. La Riabilitazione Territoriale e ospedaliera dell'Azienda USL di Ferrara – diretta dalla dott.ssa Elisabetta Zucchini – gestisce le patologie della colonna vertebrale attraverso la valutazione fisiatrica specialistica, la presa in carico riabilitativa, il monitoraggio dei risultati funzionali e la prevenzione delle ricadute. L'attività è rivolta prevalentemente a persone con patologie degenerative del rachide, dolore vertebrale acuto o cronico, sindromi radicolari ed esiti di interventi chirurgici. “Il percorso – evidenzia la dott.ssa Zucchini - prevede la definizione di un Progetto Riabilitativo Individuale, costruito sulla base delle condizioni e degli obiettivi perseguibili del paziente e la prescrizione di programmi di esercizio terapeutico individuali o di gruppo. Scopo del trattamento è soprattutto fornire un'educazione terapeutica che dia gli strumenti per ridurre le recidive e favorire la gestione autonoma della patologia. Particolare attenzione viene riservata alla prevenzione della cronicizzazione del dolore e della conseguente limitazione nelle attività quotidiane. Gli interventi mirano a ridurre la disabilità attraverso percorsi che valorizzino il contributo attivo della persona. L'integrazione con i medici di medicina generale e con gli specialisti ospedalieri rappresenta un elemento fondamentale per garantire continuità assistenziale e indirizzare i pazienti verso i differenti percorsi riabilitativi, in relazione alla complessità della patologia e al livello di assistenza necessario. La riabilitazione contribuisce a collegare le fasi indispensabili per il successo del recupero funzionale dalla fase diagnostica e terapeutica specialistica all'educazione a svolgere attività fisica con regolarità, e mantenere una corretta postura ed ergonomia sul posto di lavoro, perchè trattare la colonna non significa solo trattare il dolore ma aiutare la persona a recuperare movimento, autonomia e qualità della vita quotidiana e lavorativa”.


QUALCHE DATO. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2020 la lombalgia interessava 619 milioni di persone nel mondo, un numero destinato a raggiungere, secondo le proiezioni, 843 milioni entro il 2050, con un aumento di circa il 36%, legato soprattutto alla crescita e all'invecchiamento della popolazione. La stessa OMS evidenzia che circa il 90% delle lombalgie è aspecifico, cioè non riconducibile a una precisa malattia o lesione strutturale identificabile. Un ulteriore elemento riguarda i cambiamenti della colonna con l'avanzare dell'età: una revisione della letteratura scientifica stima che già a 40 anni circa il 68% delle persone senza sintomi presenti segni di degenerazione dei dischi intervertebrali. Alterazioni che, da sole, non indicano necessariamente la presenza di dolore né richiedono automaticamente un trattamento.

La colonna vertebrale costituisce la struttura di sostegno del corpo e protegge il midollo spinale e le strutture nervose che permettono di controllare movimento, sensibilità e diverse funzioni dell'organismo. Le sue patologie possono avere origini differenti: processi degenerativi e artrosici, traumi, osteoporosi, alterazioni della conformazione vertebrale come scoliosi e cifosi, infezioni e patologie tumorali. Fra i principali fattori di rischio figurano l'età, la sedentarietà, l'insufficiente attività fisica, la riduzione della massa e della forza muscolare, la movimentazione inadeguata dei carichi, il mantenimento prolungato di posizioni statiche, i traumi ripetuti e le alterazioni della crescita scheletrica, che prosegue indicativamente fino ai 18 anni. Un ruolo particolare è svolto dall'osteoporosi, che indebolisce l'osso e può provocare fratture vertebrali anche in seguito a traumi modesti o, nei casi più gravi, senza un evento traumatico evidente.

Nel territorio ferrarese non è semplice quantificare l'effettiva diffusione di questi disturbi, anche perché molte persone ricorrono inizialmente all'automedicazione o a trattamenti differenti prima di rivolgersi a uno specialista. L'invecchiamento della popolazione rende comunque particolarmente importante l'attenzione alle patologie degenerative, alla fragilità ossea e alla conservazione dell'autonomia.

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Ultimo aggiornamento

16-10-2026 11:10

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