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Oltre 500 casi di ictus ogni anno nella provincia di Ferrara, una rete di professionisti attiva 24 ore su 24 per affrontare l’emergenza e percorsi di cura che accompagnano i pazienti dalla diagnosi alla riabilitazione, fino al ritorno alla vita quotidiana. Sono questi alcuni dati riguardo all’Ictus Cerebrale, patologia al centro della Giornata Mondiale che si celebra giovedì 29 ottobre 2026, alla quale aderiscono le Aziende Sanitarie ferraresi, insieme all'Associazione A.L.I.Ce. Ferrara ODV (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). L'obiettivo è sensibilizzare la popolazione sull'importanza di riconoscere immediatamente i sintomi, attivare i soccorsi senza ritardi e intervenire sui fattori di rischio modificabili, ma anche far conoscere l'organizzazione dell'assistenza sanitaria provinciale.
La ricorrenza internazionale, promossa dalla World Stroke Organization (Organizzazione Mondiale dell’Ictus), richiama quest'anno il messaggio “Every Minute Counts” (ogni minuto conta), sottolineando come la rapidità dell'intervento possa incidere sulle possibilità di sopravvivenza e recupero.
L'ICTUS E I SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE. L'ictus cerebrale si verifica quando il flusso di sangue verso una parte del cervello viene interrotto dall'ostruzione di un'arteria (ictus ischemico) oppure quando si verifica la rottura di un vaso sanguigno (ictus emorragico). In entrambi i casi il tessuto cerebrale può subire danni importanti, con conseguenze sulle capacità motorie, cognitive, comunicative e sull'autonomia della persona.
Secondo gli ultimi dati, in Italia si registrano oltre 200.000 nuovi casi ogni anno, mentre nel territorio provinciale la media supera i 500 episodi annui.
Difficoltà improvvisa nel parlare, bocca che si storce, perdita di forza a un braccio o a una gamba, mal di testa violento e improvviso sono alcuni dei principali segnali di allarme. Possono inoltre comparire disturbi della vista, alterazioni dell'equilibrio e difficoltà nella coordinazione: si tratta dei “sintomi spia”.
“E’ fondamentale - commenta la dott.ssa Daniela Gragnaniello, Direttrice dell’Unità Operativa di Neurologia Provinciale - un pronto riconoscimento dei sintomi “spia”. Se è presente anche solo uno di questi sintomi occorre allertare immediatamente i soccorsi, chiamando il 118. Il paziente verrà trasportato quindi al Pronto Soccorso dell’Ospedale sede di Stroke Unit, dove opera un team multidisciplinare e multiprofessionale altamente specializzato per l’inquadramento clinico-diagnostico-terapeutico e la miglior gestione della malattia, dalla fase acuta alla riabilitazione precoce neuromotoria e cognitiva fino alla prevenzione delle possibili complicanze”.
In presenza di sintomi sospetti è necessario chiamare immediatamente il 112 o il 118, senza attendere un miglioramento spontaneo e senza raggiungere autonomamente il Pronto Soccorso.
LA STROKE UNIT DI FERRARA E LE CURE IN EMERGENZA. All'Ospedale di Cona è operativa una Stroke Unit di II livello, struttura specializzata nella diagnosi e nel trattamento dell'ictus cerebrale, con la disponibilità di neurologi vascolari, infermieri esperti, neuroradiologi interventisti e neurochirurghi. L’Unità Operativa Semplice è diretta dal dott. Alessandro De Vito e afferisce alla Neurologia Provinciale. L'organizzazione, attiva 24 ore su 24, permette di effettuare trattamenti di riperfusione, finalizzati a ripristinare la circolazione sanguigna nelle aree cerebrali interessate dall'ischemia. Tra questi rientrano la trombolisi endovenosa, che utilizza farmaci per favorire la dissoluzione del coagulo, e la trombectomia meccanica, procedura che consente di rimuovere il trombo attraverso strumenti introdotti nei vasi sanguigni. Dall'inizio del 2026 la Stroke Unit di Ferrara ha effettuato 91 trombolisi endovenose e 44 trombectomie meccaniche, comprese le procedure associate al trattamento trombolitico.
Un elemento centrale dell'assistenza è rappresentato dal PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) interaziendale dedicato all'ictus, che definisce le modalità di intervento e il collegamento tra i diversi professionisti delle Aziende Sanitarie ferraresi.
“Alla fine del 2025 – sottolinea il dott. De Vito – si è conclusa la revisione del PDTA ictus provinciale di Ferrara, aggiornato in base alle più recenti raccomandazioni delle linee guida internazionali ed alla best practise. Ciò a conferma del nostro impegno nel migliorare ogni giorno l’assistenza, con la collaborazione di tutti i professionisti coinvolti. In quest’ultima revisione è stata data particolare attenzione al ruolo dell’associazione dei pazienti ALICe e dei caregiver, nonché dei Medici di Medicina Generale, primi attori dell’educazione sanitaria e della prevenzione primaria e secondaria. La fase riabilitativa infine è stata implementata con le indicazioni all’attività fisica adattata nelle palestre certificate”.
NEURORADIOLOGIA, DIAGNOSI E TRATTAMENTI MININVASIVI. Nella gestione dell'emergenza cerebrovascolare la Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica dell’ospedale di Cona – diretta dal dott. Andrea Saletti - svolge una funzione fondamentale, garantendo la propria attività specialistica 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno. Attraverso la tomografia computerizzata (TC), l'angio-TC, la TC perfusionale e, quando indicato, la risonanza magnetica (RM), gli specialisti possono distinguere le diverse forme di ictus, individuare la sede dell'eventuale occlusione arteriosa e valutare le condizioni del tessuto cerebrale. Queste informazioni consentono di stabilire rapidamente quali pazienti possano beneficiare dei trattamenti disponibili, anche quando l'esordio dei sintomi risale a diverse ore prima, sulla base di specifici criteri clinici e radiologici. Nei casi di ictus ischemico dovuto all'occlusione di un grosso vaso, la trombectomia meccanica permette di raggiungere l'arteria interessata e rimuovere il coagulo attraverso una procedura endovascolare mininvasiva, con l'obiettivo di ripristinare il flusso sanguigno e ridurre il rischio di disabilità permanente.
IL RUOLO DELLA CHIRURGIA VASCOLARE. Tra le condizioni che possono favorire un ictus ischemico rientra la stenosi carotidea, ossia il restringimento delle arterie del collo che trasportano sangue al cervello. Secondo le linee guida nazionali alla patologia steno-ostruttiva carotidea extracranica viene attribuito circa il 15-20% degli ictus.
L'Unità Operativa di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare - diretta dal prof. Aaron Thomas Fargion - collabora con la Stroke Unit nella valutazione e nel trattamento dei pazienti con patologia carotidea. Un servizio di pronta reperibilità, attivo sette giorni su sette, assicura la valutazione specialistica nei casi che richiedono un possibile intervento chirurgico.
Nel 2025 sono state effettuate circa 150 procedure per il trattamento della patologia carotidea, con un andamento in crescita nel 2026. Circa un paziente trattato su cinque presenta una stenosi carotidea sintomatica, condizione che richiede un'attenta valutazione delle indicazioni e delle tempistiche chirurgiche.
“L’endoarteriectomia carotidea – sottolinea il prof. Fargion - che consiste nella rimozione della placca dalla carotide, ha l’obiettivo nei pazienti asintomatici, di prevenire l’insorgenza dell’ictus legato alla progressione della malattia, ed in quelli che hanno già avuto un evento ischemico cerebrale, cercare di limitare il danno ed evitare che si possa ripresentare. Il chirurgo vascolare collabora con gli altri specialisti valutando gli esami diagnostici, le condizioni cliniche del paziente e il rapporto tra benefici e rischi dell’intervento, per individuare il trattamento più appropriato e le tempistiche più opportune, secondo le linee guida. Ma il nostro lavoro prosegue nel tempo anche dopo l’intervento, con controlli clinici ed ecografici periodici: una presa in carico che accompagna il paziente spesso per il resto della sua vita”.
LA RICERCA PER MIGLIORARE TERAPIE E PREVENZIONE. La ricerca rappresenta un ulteriore ambito di intervento, sia per rendere più efficaci i trattamenti nella fase acuta sia per migliorare la prevenzione delle recidive, ossia il verificarsi di nuovi episodi dopo un primo ictus.
L’Unità Operativa di Neurologia Universitaria - diretta dalla prof.ssa Maura Pugliatti - collabora con la Stroke Unit a progetti di ricerca multicentrici dedicati alla diagnosi precoce e alla prevenzione secondaria. Nonostante i progressi diagnostici, circa il 20-25% degli ictus presenta ancora una causa indeterminata. Individuare i meccanismi responsabili dell'evento è importante per scegliere le strategie preventive più appropriate.
“Migliori protocolli e percorsi assistenziali ospedale-territorio - mette in evidenza il prof. Maurizio Paciaroni, docente presso la Neurologia Universitaria - diminuiscono il tasso di recidive. Continuare a finanziare e sostenere la ricerca è essenziale per trasformare le scoperte in vite salvate e qualità recuperata. In sintesi, la ricerca è la chiave per terapie acute più efficaci e per strategie preventive che riducano ricorrenza e disabilità”.
LA RIABILITAZIONE DOPO L'ICTUS, IL RECUPERO INIZIA GIÀ DURANTE IL RICOVERO. Superata la fase acuta, per molti pazienti inizia un percorso riabilitativo finalizzato al recupero delle funzioni compromesse e della maggiore autonomia possibile. Circa il 40% delle persone colpite da ictus necessita di cure riabilitative, in relazione a problemi motori, difficoltà nel cammino, alterazioni delle funzioni cognitive e disturbi del linguaggio. La presa in carico comincia già durante il ricovero nei reparti per acuti, per definire precocemente le necessità del paziente e individuare il percorso più appropriato: riabilitazione in degenza, Day Hospital (DH), trattamento ambulatoriale oppure, quando non sia necessario un intervento riabilitativo specifico, attività fisica strutturata.
“Il reparto di Medicina Riabilitativa - dichiara la direttrice, dott.ssa Antonella Bergonzoni - accoglie i pazienti che presentano problematiche motorie, cognitive e comunicative che necessitano di una presa in carico riabilitativa intensiva, multidisciplinare e interprofessionale. Al suo interno i pazienti ricevono almeno tre ore di riabilitazione al giorno, comprensive di riabilitazione motoria, cognitiva, logopedica ed occupazionale. I programmi riabilitativi sono inseriti all’interno di un progetto individualizzato che ha l’obiettivo di raggiungere il massimo recupero e autonomia consentiti dal danno cerebrale; si avvale, per questo, della collaborazione di un team interprofessionale composto da medici fisiatri, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, infermieri, operatori socio-sanitari e psicologi. Da sottolineare anche l’importanza di un supporto psicologico sia del paziente che della sua famiglia. Qualora alla dimissione dal reparto per acuti il paziente con ictus, in base ai bisogni riabilitativi, non necessiti di un ricovero in degenza, è possibile, sempre all’interno della Medicina Riabilitativa, garantire la presa in carico riabilitativa in regime di Day Hospital e ambulatoriale”.
LE GRAVI CEREBROLESIONI E I PERCORSI PER I PAZIENTI PIÙ COMPLESSI. Nei casi più gravi, quando l'ictus determina uno stato di coma o una compromissione importante delle funzioni neurologiche, la presa in carico richiede programmi riabilitativi specifici e spesso prolungati. Di questi pazienti si occupa l'Unità Gravi Cerebrolesioni, diretta dalla dott.ssa Susanna Lavezzi, alla quale afferiscono persone provenienti prevalentemente dai reparti di Rianimazione, con condizioni cliniche che possono comprendere problemi motori, respiratori, della deglutizione e dello stato di coscienza.
“La presa in carico riabilitativa di questi pazienti con ictus più grave, che ha provocato uno stato di coma più o meno prolungato, e che in genere ha come causa una emorragia cerebrale - afferma la dott.ssa Lavezzi - è molto sfidante. Questi pazienti mostrano quadri clinici complessi che richiedono un ricovero in riabilitazione anche molto lungo, per affrontare tutte le problematiche, tra cui, oltre a quelle sensomotorie, anche quelle legate alla compromissione dello stato di coscienza, respiratorie e deglutitorie, con programmi specifici e articolati. Per questo è molto importante lavorare con un approccio multidisciplinare. E’ davvero un punto di forza poter contare su questa collaborazione, perché consente di gestire i pazienti al meglio, nella ricerca del massimo recupero anche nei casi più gravi. Sottolineo anche l’importanza di costruire percorsi di riabilitazione sociale già durante il ricovero in riabilitazione, che vengono attuati già da molti anni nelle nostre Unità Operative”.
ATTIVITÀ FISICA E RIABILITAZIONE, IL MOVIMENTO COME PARTE DELLA CURA. Il recupero dopo un ictus comprende anche la promozione di comportamenti utili a ridurre il rischio di nuovi eventi cerebrovascolari. L'abolizione del fumo, una corretta alimentazione, l'aderenza alle terapie farmacologiche e l'attività fisica regolare rappresentano componenti fondamentali della prevenzione secondaria.
Il Programma di Riabilitazione Vascolare e Medicina dell'Esercizio dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara - diretto dal prof. Fabio Manfredini - è inserito nell'Area di Riabilitazione Neurologica del Dipartimento di Neuroscienze e propone programmi di esercizio strutturato rivolti a persone con limitazioni funzionali, comprese quelle con esiti di ictus, diabete, malattia renale cronica e patologie arteriose degli arti inferiori.
“Il Programma di Riabilitazione Vascolare e Medicina dell’Esercizio, – commenta il prof. Manfredini - in sinergia con il Centro di Medicina dello Sport dell’Azienda USL (diretto dal dott. Marcello Lavezzo) e in stretta connessione con l’Unità di Medicina Riabilitativa, agisce nell’ambito del PDTA stroke nella fase “Life After Stroke”. L’obiettivo è di sensibilizzare le persone al movimento attraverso percorsi di attività fisica adattata o di esercizio fisico strutturato sotto supervisione dei chinesiologi delle attività motorie preventive e adattate nelle Palestre della Salute del territorio. Gli interventi proposti in queste strutture certificate dalla Regione, sono utili anche dopo l’eventuale fase riabilitativa per mantenere le abilità residue e favorire uno stile di vita attivo e la socializzazione. In alternativa, in presenza di barriere alla partecipazione, il Programma offre ai pazienti con esiti di ictus percorsi di esercizio fisico strutturato domiciliare”.
IL RITORNO A CASA E LA CONTINUITÀ DELLE CURE SUL TERRITORIO. Mentre il 26 % dei pazienti colpiti da ictus continua la riabilitazione nei reparti di lungodegenza o negli Ospedali di Comunità del territorio una percentuale tra il 50 e il 60% viene dimesso al domicilio dopo la fase acuta. Il passaggio dai reparti per acuti o dai reparti di riabilitazione intensiva dell'ospedale al domicilio o a una struttura territoriale costituisce una fase delicata, nella quale è fondamentale garantire continuità alle cure e adattare gli interventi alle necessità della persona.
Nella provincia di Ferrara questo compito coinvolge la Riabilitazione Territoriale dell'Azienda Usl di Ferrara, diretta dalla dott.ssa Elisabetta Zucchini, che assicura valutazioni fisiatriche, prescrizione di trattamenti riabilitativi e logopedici, individuazione di ausili e interventi in ambulatorio, a domicilio o nelle strutture territoriali, secondo le indicazioni cliniche. Gli obiettivi possono riguardare il recupero del movimento, dell'equilibrio e del cammino, la funzionalità della parte del corpo colpita, il linguaggio e le capacità cognitive. Il percorso coinvolge anche familiari e persone che prestano assistenza, per favorire la gestione delle difficoltà nella vita quotidiana. Sul territorio ferrarese è stato inoltre avviato un progetto di teleriabilitazione, che permette, per pazienti selezionati e in presenza di condizioni cliniche e tecnologiche adeguate, di proseguire alcuni interventi riabilitativi a distanza, riducendo le difficoltà legate agli spostamenti. L'obiettivo è accompagnare le persone verso la maggiore autonomia possibile, sostenendo non soltanto il recupero funzionale, ma anche il ritorno alle relazioni, agli interessi personali e alla partecipazione alla vita della comunità.
PREVENZIONE IN PIAZZA A VOGHIERA, SCREENING GRATUITI IL 31 OTTOBRE. In occasione della Giornata Mondiale dell'Ictus l'attenzione alla prevenzione si traduce anche in un appuntamento aperto alla cittadinanza. Sabato 31 ottobre 2026, dalle ore 9.30 alle 13.00, in Piazza Pertini a Voghiera, l'associazione A.L.I.Ce. Ferrara ODV, in collaborazione con Voghiera Soccorso, organizza una nuova edizione dell'iniziativa “Ascolta il tuo cuore per salvare il tuo cervello”, dedicata alla conoscenza dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Durante la mattinata saranno presenti neurologi dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara e infermieri specializzati, che effettueranno gratuitamente la misurazione della pressione arteriosa e il controllo del ritmo cardiaco, con particolare attenzione alla possibile presenza di fibrillazione atriale, un'alterazione del ritmo del cuore che può aumentare il rischio di ictus. Al termine della valutazione ogni partecipante riceverà una sintesi scritta dei risultati, firmata dallo specialista, da poter eventualmente condividere con il proprio Medico di Medicina Generale. L'iniziativa è realizzata con il patrocinio del Comune di Voghiera, dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria e dell'Azienda Usl di Ferrara, in collaborazione con Voghiera Soccorso. La partecipazione è gratuita e aperta a tutta la cittadinanza. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dell'associazione: www.aliceferrara.org.
“La prevenzione dell’ictus – sottolinea Claudio Mari, presidente di A.L.I.Ce. Ferrara ODV – passa anche attraverso gesti semplici e controlli periodici. Controllare la pressione, verificare il ritmo cardiaco, tenere sotto controllo la glicemia e prestare attenzione al proprio stile di vita sono comportamenti importanti. Con questa iniziativa vogliamo portare la prevenzione fuori dagli ambulatori e direttamente nelle piazze, creando un’occasione semplice e accessibile per parlare con gli specialisti e conoscere meglio i propri fattori di rischio”.
