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Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara

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Ferrara, 21 maggio 2021

PREVENZIONE E RISCHIO CLINICO IN OSPEDALE

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A colloquio con la dott.ssa Antonioli (Responsabile Ufficio Igiene) e la prof.ssa Rosa Maria Gaudio (Risk Manager)
PREVENZIONE E RISCHIO CLINICO IN OSPEDALE

da sinistra, Paola Antonioli e Rosa Maria Gaudio

E’ passato un anno dall’inizio della pandemia e uno degli argomenti di maggior rilievo è certamente quello della prevenzione e del rischio clinico all’interno delle strutture sanitarie.

Il contrasto alla diffusione del virus, in un ambiente come l’ospedale, chiamato ad ospitare persone ricoverate, spesso in condizioni di fragilità, ha rappresentato una sfida per rispondere alla quale sono state messe in campo specifiche misure di contenimento.

Ne parliamo con la dott.ssa Paola Antonioli - Responsabile dell’Ufficio Igiene Ospedaliera e Qualità dei Servizi Ambientali del S. Anna - e la prof.ssa Rosa Maria Gaudio, “Risk Manager” dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara.

 

Dott.ssa PAOLA ANTONIOLI


- Quali sono state le prime azioni che l’Azienda ha messo in campo, un anno fa, per contrastare la diffusione del virus? Con quali risultati?

“I primi accessi di pazienti COVID sospetti si sono verificati presso l’Ospedale di Cona già da gennaio 2020. Il primo documento di gestione dell’emergenza COVID-19 è stato emesso a fine gennaio 2020, nella fase inziale della pandemia. Ciò ha determinato la necessità di organizzare rapidamente percorsi specifici per i pazienti con COVID-19 o sospetti tali, al fine di destinare aree dedicate alla gestione di questi pazienti.

Il documento, focalizzato sul Pronto Soccorso, sede chiamata a gestirne il primo impatto, definiva in maniera agile le regole di igiene e sicurezza per pazienti, accompagnatori, operatori.

Una task-force - composta da personale di Igiene Ospedaliera e Gruppo Operativo aziendale Infection Control, Direzione Medica, Direzione delle Professioni, Qualità, Rischio Clinico, Servizio Prevenzione e Protezione e Medicina del lavoro, Ufficio Tecnico, Economato - ha supportato Coordinatori e Direttori dei Reparti nella ri-definizione dei percorsi.

Sono stati eseguiti, in breve tempo in tutte le tre ondate pandemiche, sia traslochi di sezioni di reparto o di interi reparti che interventi strutturali da parte dell’Ufficio Tecnico. La pandemia ha imposto una rivisitazione delle modalità operative relative alla gestione del rischio infettivo applicate ai diversi setting assistenziali. E’ stata infatti definita l’applicazione delle precauzioni da contatto e per droplet in tutti i setting assistenziali in base al livello di rischio, attraverso redazione di regole, indicazioni e istruzioni operative”.

 

- E’ passato più di un anno dall’inizio della pandemia: quali sono state le principali azioni ed interventi messi in atto?

“L'Ospedale ha dovuto riorganizzare nel complesso la propria attività, adattando la struttura ospedaliera, reparti, servizi e ambulatori alle nuove esigenze assistenziali dettate dall'emergenza sanitaria che ha gravemente interessato il nostro Paese a partire dal mese di febbraio 2020, più incisivi sono stati a Ferrara gli effetti della pandemia nella seconda e terza ondata, a partire da ottobre 2020.

Le azioni di contrasto al virus hanno previsto un ampio processo di coinvolgimento dei Direttori e Coordinatori Assistenziali e di tutte le Direzioni trasversali di supporto, che hanno portato successivamente a “disegnare” scenari diversificati in base alle diverse tipologie di pazienti e percorsi. Abbiamo inoltre standardizzato i protocolli operativi per tipologia di problema da affrontare: ad esempio, l’organizzazione e l’allestimento di una degenza Covid “tipo”. 

Sulla base del trend della pandemia e delle opportunità fornite dallo sviluppo della diagnostica strumentale e, in particolare, di laboratorio, sono state introdotte misure di controllo e verifica con tamponi molecolari e test rapidi. Lo stesso accesso delle persone in ospedale ha subito una stringente regolamentazione; si sono messe in atto regole di igiene e sicurezza per pazienti, visitatori-accompagnatori-caregivers e operatori tutti”.

 

- Come cambia il futuro della prevenzione e sicurezza per operatori, pazienti e visitatori?

“Sicuramente oggi è chiaro a tutti che è fondamentale rispettare le regole e le raccomandazioni di igiene e sicurezza che già erano note per essere efficaci nella lotta alle infezioni. In particolare, l’igiene delle mani, l’uso appropriato dei DPI e la necessità che tutta l’Organizzazione sia flessibile, resiliente e adattiva ai nuovi scenari che si presentano.

L’attuale contesto è infatti complesso e complicato ulteriormente da diversi aspetti da monitorare, quali:

- la circolazione di varianti;

- la presenza di soggetti (operatori e pazienti) guariti dalla malattia ma “positivi” al tampone nasofaringeo ancora per lungo periodo da identificare e certificare;

- la presenza di soggetti che, nonostante la negatività al tampone nasofaringeo, per sintomatologia risultano “sospetti” e quindi da gestire durante le prime fasi del ricovero in isolamento per gli ulteriori accertamenti;

- la presenza di pazienti che, negativi al ricovero e ai controlli con tampone successivi, sempre negativi, si positivizzano dopo il ricovero.

Ora però abbiamo anche il vaccino, anzi i vaccini, che ci stanno aiutando”.

 

- Come si è rapportata l’Azienda con la Regione Emilia – Romagna, in particolare con l’Agenzia Sanitaria, per le analisi congiunte e condivise?

“Fin dall’inizio l’Agenzia Regionale ha supportato le Aziende e i professionisti nella definizione e condivisione delle azioni da implementare, attraverso Gruppi di lavoro tra specialisti attivati ad hoc: infettivologi, intensivisti, laboratoristi, igienisti, ecc. Anche noi, come Azienda, ci siamo ampliamente avvalsi del suopporto r abbiamo fatto tesoro delle raccomandazioni e dei suggerimenti tecnici forniti”.

 

Prof.ssa ROSA MARIA GAUDIO


- Il “Risk management” rappresenta l'insieme delle azioni messe in atto per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie e la sicurezza dei pazienti. Cosa abbiamo imparato in quest’anno di pandemia? Cosa abbiamo migliorato?

“Gestire il "rischio" durante quest'anno pandemico è stato - e lo è ancora - una sfida giornaliera ed un impegno coinvolgente e sconvolgente, che non lascia spazio ad attività singole ed ad egoismi gestionali.

Il rischio è di per sè una cultura innovativa che identifica nella prevenzione quel motivo di applicazione della competenza e della preparazione di un team di professionalità multidisciplinari. E’ un insieme di professionalità idonee a sostenere il clinico ed il professionista nelle attività giornaliere, ma soprattutto nel sostenere un pensiero di attività concrete, che sino ad un anno fa non era neanche immaginabile.

Il rischio cioè, ha dovuto sostenere con la propria filosofia di base una situazione di assoluta imprevedibilità ed imprevenibilità, laddove la non scientificità rispetto ad eventi del tutto improvvisi ed inaspettati, ha messo a dura prova la capacità imprenditoriale e applicativa dell'esperienza di ognuno di noi, dalla Dirigenza ai servizi assistenziali.

La nostra attenzione è stata tesa a migliorare i percorsi operativi e le conoscenze interprofessionali, nonchè il riconoscimento di capacità scientifiche assolutamente inaspettate. Abbiamo migliorato i rapporti tra i professionisti, sia tra di loro che nei confronti dell’Azienda e degli interlocutori esterni regionali e nazionali. E' stato ed è un fiorire di attività interprofessionali e di aiuto reciproco nell’assoluta coscienza che il “rischio zero” non esiste. Infatti le attività del risk manager hanno posto in ruolo binario e parallelo la sicurezza dei pazienti e professionisti, adoperando gli stessi strumenti di ricerca, diagnostici e terapeutici. Il risk manager influisce nello stesso modo su operatori e pazienti, perchè la sicurezza degli uni è strettamente legata alla sicurezza degli altri e viceversa”.

 

- Come cambia il ruolo del Risk manager in fase di pandemia? Lei come ha risposto alla sua funzione, all'interno di un’Azienda Ospedaliera Universitaria di queste dimensioni?

“Di fatto non è cambiato il ruolo, ma si è modellato sulla base di un’esigenza assolutamente nuova ed inaspettata. Il confronto con altri colleghi incaricati dello stesso ruolo in tutta la regione, ha permesso di continuare la coordinazione sia interna che esterna all'azienda, cercando di affrontare in modo sinergico anche le più svariate situazioni. Il continuo aggiornamento su linee guida e raccomandazioni ministeriali e regionali ha messo a dura prova la capacità di integrazione tra situazioni incardinate nella quotidianità e stravolgimenti richiesti dalla novità attuale. In altre parole, l'attività ha necessariamente dovuto rispondere ad esigenze diverse ed a “piani programma” modificati in corsa e con obiettivi strategici assolutamente innovativi ed impensabili sino a qualche mese prima. Il convivere tra personale ospedaliero ed universitario è stata poi una grande risorsa, che ha permesso anche al risk manager di poter usufruire di diverse competenze e professionalità. Ho risposto inserendo la mia disponibilità e capacità contrattuale ed umana, ad esigenze operative e di ascolto”. 

 

- La sua professione di medico legale l’ha aiutata? Se si, in che modo?

“La mia estrazione culturale, più che aiutata è stata l'essenza della mia duttilità verso il momento storico. La capacità di comprendere immediatamente il rischio, e quindi di azionare percorsi alternativi a quanto succede, ed, ancora la capacità di tipo investigativo, hanno sicuramente reso le attività quotidiane non più semplici ma più scorrevoli. Non nego che la porzione di attività medico legale presso la struttura obitoriale, che prevede riscontro con organismi comunali e nazionali nonchè con le famiglie del deceduto, abbia inciso, e non poco, sulla quotidianità e sulla stessa capacità non solo professionale ma soprattutto umana.

Ho ancora ben chiara la prima immagine del lontano 13 marzo 2020 in cui abbiamo registrato il primo decesso per Covid 19; emozione e paura, incredulità e coscienza nello stesso tempo, sentimenti che hanno intorpidito la mente e hanno consegnato a tutti sensazione di incredulità e soprattutto di impotenza.

Oggi dopo un anno - e dopo circa 300 decessi - percepisco ancora quella sensazione di impotenza ma non più di incredulità. Un giorno, speriamo tutti molto presto, ci volteremo indietro e tutto questo sarà ricordo e conoscenza, ma anche, di sicuro, coscienza ed esperienza. Quel giorno il risk manager saprà rispondere a nuove sfide ed a nuove incombenze”.

creato da Valentina Tomasi pubblicato il 21/05/2021 12:57, ultima modifica 21/05/2021 12:57

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