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Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara

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Ferrara, 5 marzo 2021

CONA: UN ANNO DI PANDEMIA. Le testimonianze di chi ha vissuto il virus in prima linea

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E’ passato un anno esatto da quando, il 6 marzo 2020, è stato ricoverato all’Ospedale di Cona il primo paziente con sospetta infezione da Sars-Cov-2. Il giorno dopo, 7 marzo, l’arrivo del referto di positività. Da alcuni giorni quella che sarebbe divenuta poi una pandemia aveva iniziato a colpire duro le altre province della Regione, a partire da quella di Piacenza. Ferrara sembrava essere risparmiata, ma così non fu.

Un anno in cui l’ospedale ha cambiato “forma” più volte, trasformato da continue rimodulazioni e cambi di destinazione assistenziale che hanno riguardato Reparti intensivi e sub intensivi. Un anno in cui gli operatori sanitari hanno dovuto imparare – in pochissimo tempo - a convivere con il virus. Con i trionfi e con le sconfitte che questo ha comportato.

E dopo un anno, in cui il virus ha continuato a circolare, ancora oggi i professionisti del S. Anna e di tutta la sanità si trovano in prima linea a combattere gli effetti del Covid.

 

Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara, dott.ssa Paola Bardasi

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I nostri professionisti non sono arretrati di un solo passo nella lotta a questo virus che ha cambiato la nostra vita e le nostre abitudini. L’ultimo anno ha rappresentato la più grande sfida che la nostra Sanità, e forse anche la nostra società, abbiano mai affrontato. Anche il nostro ospedale è stato ed è messo alla prova, i sacrifici sono molti e, purtroppo, a volte non abbiamo sempre vinto. Dopo un anno, il ricordo del primo paziente ricoverato è l’occasione per raccogliere le parole di alcuni professionisti, a testimoniare lo straordinario lavoro e l’impegno profuso ogni giorno, dal gruppo coeso che è divenuto l’Ospedale, nella assistenza e nel supporto tecnico organizzativo e amministrativo. Oggi abbiamo ottenuto due traguardi: il vaccino, la maggiore conoscenza della malattia”.

 

Ecco le testimonianze dei professionisti che da punti diversi hanno vissuto la fase pandemica all’ospedale di Cona.

 

Dott.ssa Antonella Grotti, Direttore della Direzione Medica di Presidio

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Ci troviamo esattamente ad un anno dal primo ricovero per Covid 19 all’Ospedale di Cona e la situazione che siamo chiamati a fronteggiare continua ad essere estremamente critica. Anzi, gli aggiornamenti sui dati e sulle riorganizzazioni attuate negli ospedali delle provincie a noi vicine di Bologna e Modena evidenziano una situazione ancora più grave e preoccupante di quanto non fosse emerso nel picco della prima e della seconda ondata Covid.

Eppure la strada percorsa da marzo 2020 ad oggi ha messo in luce una serie di elementi positivi all’interno dell’Ospedale di Cona così come in altre organizzazioni ospedaliere, che nessuno avrebbe neppur lontanamente immaginato.

Infatti, in poche settimane, per non dire giorni, la geografia dell’Ospedale di Cona è stata radicalmente modificata, con una flessibilità che non ci sia aspettava: dal 20 al 33% dei posti letto a Cona, così come in altre realtà ospedaliere, sono stati dedicati al Covid.  La cultura istituzionale dell’Ospedale durante il Covid è stata una sorta di miracolo: i sanitari tutti sono stati guidati, e lo sono ancora, da una grande spirito prosociale, senza il quale nulla di quanto posto in essere per assistere i pazienti Covid sarebbe stato possibile. In questo anno sono stati superati gli steccati di disciplina e con un importante spirito che potremmo definire “mission driven” i chirurghi e i medici specialisti hanno aiutato i colleghi internisti impegnati nei reparti Covid. Anche la governance è cambiata. Sono stati attivati Comitati di Crisi con clinici e manager che rapidamente hanno assunto decisioni relativamente ai percorsi, alla definizione di criteri clinici e assistenziali, all’acquisizione e all’impiego del personale e alla collaborazione con gli ambiti extra ospedalieri.

Inoltre dopo un anno disponiamo dei vaccini già somministrati a quasi tutti gli operatori sanitari di Cona, con il risultato di una evidente riduzione della positività nel personale ed un incremento del livello di sicurezza per i pazienti ricoverati. Anche le terapie sono state messe a punto con una indubbia efficacia.

Inoltre la pandemia ha evidenziato in modo indiscutibile l’importanza della digitalizzazione che ha toccato un po’ tutti, sanitari e amministrativi, sia per gli ambiti direttamente connessi al paziente che per quelli organizzativo gestionali. In ultimo, mai prima d’ora è stato così evidente quanto integrazione dei Servizi Territoriali con l’Ospedale sia cruciale per il successo della cura nel singolo paziente e per consentire all’organizzazione, nel suo complesso, di operare al massimo grado di efficienza ed efficacia”.

 

Dott.ssa Elisa Tarroni, Direttore della Direzione delle Professioni

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Nulla avrebbe potuto prepararci all’emergenza COVID-19. Insieme ci siamo concentrati sul “qui ed ora” per affrontare la prima ed improvvisa sfida: la paura di infettarsi e la riorganizzazione completa di tutto l’Ospedale per contenere la diffusione del virus garantendo, al contempo, i servizi sanitari essenziali. La collaborazione e il rispetto reciproco tra gli operatori sanitari non ha avuto precedenti. Tutti i professionisti (ognuno nell’esercizio delle proprie funzioni) hanno dimostrato forte impegno, spirito di gruppo e solidarietà insieme ad una grande umanità con i pazienti che, oltre alla malattia, hanno vissuto l’isolamento e la mancanza del contatto umano (uno sguardo, una carezza, un tocco). Tutto il personale ha cercato di dare risposte, pur essendo sotto pressione, all’enorme senso di solitudine che questa malattia comporta. Il tutto facilitando le occasioni di comunicazione dei pazienti con i propri famigliari, attraverso l’utilizzo di sistemi di comunicazione come cellulari e tablet per le videochiamate e soprattutto attraverso “lo sguardo”, dietro agli occhiali ed alle visiere, con “le parole” dietro alle mascherine e con i “nomi” dietro alle tute. Tutti ci siamo uniti nella lotta al Covid ed abbiamo fatto gruppo (coi reparti, coi servizi e con la direzione) cercando di garantire l’assistenza ai nostri pazienti con grande professionalità ed umanità".

 

Dott. Massimo Gallerani, Direttore Dipartimento di Medicina

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Ad un anno esatto dal primo paziente ricoverato a Ferrara per Covid-19 ci apprestiamo ad affrontare quella che individuiamo come “terza ondata” della pandemia da SARS-CoV-2. Nonostante rimangano alcune incertezze, molte sono invece le risorse che abbiamo a disposizione. A partire da una maggiore accessibilità a tecniche diagnostiche più sensibili, in grado di intercettare anche le nuove varianti virali, ai percorsi codificati che dal Pronto Soccorso indirizzano i pazienti COVID-19 verso Reparti Medici, di Sub-Intensiva, fino alla Terapia Intensiva ed ai ben strutturati programmi di screening dei pazienti degenti e del personale sanitario.

Durante quest’anno diverse sono state le strategie terapeutiche adottate e, seppur in assenza di una vera e propria terapia specifica, grazie alle nuove evidenze scientifiche, sappiamo di dover concentrare i nostri sforzi nel contrastare la risposta infiammatoria messa in campo dal nostro organismo verso il virus. Occorre utilizzare quindi come cardine la terapia steroidea e i diversi dispositivi per il supporto respiratorio. Il trattamento dei sintomi e l’attento monitoraggio clinico sono quindi i principali strumenti che ci consentono di modificare il corso dell’infezione”.

 

Dott. Roberto Zoppellari, Direttore del Dipartimento Emergenza

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Le riflessioni sul ruolo dell’intensivista nel corso del primo anno dallo scoppio della pandemia si possono sintetizzare su tre filoni: sapere, saper fare, saper essere.

La dimensione del sapere: imparare a conoscere la gravità e le compromissioni di funzioni vitali conseguenti all’infezione da covid-19, osservarne i meccanismi patologici e studiarne l’evoluzione tramite la ricerca.

La traduzione concreta del sapere nel sapere fare: come ventilare, come applicare le tecniche di supporto vitale, quanto essere vigilanti nei comportamenti per evitare di contaminare altri pazienti oltre che se stessi.

L’attenzione al saper essere: la nuova patologia ci ha indotti a sviluppare capacità di adattamento e di flessibilità e ci ha stimolato a un ripensamento, in spirito di squadra, sulla distribuzione delle risorse strutturali, tecnologiche ed umane nella ricerca del bene comune”.

 

Dott. Marco Libanore, Direttore Malattie Infettive Ospedaliera 

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“Nessuno di noi avrebbe mai immaginato di vivere un’epidemia (pandemia) di questa portata con implicazioni sanitarie, sociali ed economiche tali da rivoluzionare intere Nazioni come la nostra.

Reduci dal vissuto dell’AIDS, esordito nella nostra Provincia all’inizio degli anni ’80, e dalla Epatite C negli anni successivi, il trovarsi a combattere quotidianamente, per la prima volta, con pazienti sempre più numerosi e con quadro clinico particolarmente complesso, ma altrettanto sconosciuto, ha messo a dura prova le nostre capacità fisiche e professionali.

La seconda ondata all’inizio di ottobre ci vede nuovamente in prima linea per fronteggiare la pandemia, ma questa volta memori dell’esperienza vissuta. Armati delle nuove conoscenze scientifiche e delle recenti acquisizioni terapeutiche, ci troviamo ad essere un po’ meno in ansia e forse meno preoccupati rispetto alle condizioni “da prima linea” dell’inizio dello scorso anno.

Oggi a distanza di cinque mesi dall’esordio della seconda fase, pur avendo iniziato una campagna vaccinale senza precedenti nella storia dell’umanità, ci troviamo di fronte ad una ulteriore fase della pandemia da COVID 19 generata dalla comparsa delle varianti del virus che sta modificando l’epidemiologia della malattia. Ad un anno dal primo caso diagnosticato il Reparto di Malattie Infettive continua, senza sconti, la sua battaglia quotidiana conscio del ruolo cruciale svolto nella gestione di questa patologia senza precedenti”.

 

Prof. Alberto Papi, Direttore Pneumologia

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Eravamo pronti, lo aspettavamo. I nostri colleghi lombardi ci avevano allertato: mai vista una cosa simile. Numeri impressionanti, severità dai quadri clinici di insufficienza respiratoria allarmante.

Il reparto di Pneumologia viene trasformato, in 3 giorni, nel primo reparto PeumoCOVID, e il mantenimento dei pazienti pneumologici non-Covid in un nuovo Reparto. Nuovo personale, nuove risorse, il raddoppio delle attività. Un cambio totale, un’altra vita.

Un’onda d’urto capace di impressione e destabilizzare anche i più preparati. Programmazione delle attività lavorativa aggiornata di giorno in giorno. Aspettando che finisca. Eravamo pronti e credevamo che finisse di li a poco.

La disponibilità e la generosità di tutti gli operatori sanitari nelle 2 Pneumologie è stata ed è commovente. La generosità e le capacità dei nuovi giovani colleghi coinvolti nelle attività cliniche è stata, ed è, al di sopra di ogni attesa.

E la resistenza. La resistenza consapevole. Di fronte all’onda che non passa e che ritorna. E’ un anno che continuiamo a resistere. Non abbiamo mai chiuso la degenza PneumoCOVID, neanche un giorno. Neanche d’estate, quando l’onda sembrava essere passata. Non abbiamo mai abbassato la guardia. E’ stato ed è difficile. Abbiamo visto tante storie tristi. Abbiamo accompagnato tanti esiti felici, e rivisto i sorrisi.

Siamo pronti. Dopo un anno, non molliamo”.

 

Dott. Andrea Strada, Direttore Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza 

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“La pandemia ha imposto di cambiare l’assetto logistico del Pronto Soccorso per evitare che un luogo di accesso non programmato di malati potesse aumentare il rischio di infezione intraospedaliera.

I nostri sforzi sono volti all’individuazione precoce dei casi COVID+ senza compromettere la gestione di quelli emergenti e indifferibili non COVID+.

La pandemia ha ridotto significativamente gli accessi in PS: da picchi del 50% (durante il primo semestre 2020) all’attuale diminuzione del 20-30%.  Nella prima ondata, un anno fa, la percezione, sbagliata, che l’ospedale sia un luogo dove infettarsi ha ritardato l’accesso alle cure di molti malati. Il virus ha incrementato, quasi come 30 anni fa,  i ricoveri di chi accede al pronto soccorso.

La concentrazioni di patologie gravi, la necessità di ricovero aumentata attualmente e la minore disponibilità di letti ospedalieri (occupati o destinati a malati Covid)  rende più critico il PS, la porta di ingresso alla struttura ospedaliera.

Tutto il personale ha mostrato enorme flessibilità e ha imparato a gestire la suddivisione dei percorsi dedicati a pazienti sospetti da quelli non sospetti covid, proteggendo i malati e se stessi dalla trasmissione del virus. Le priorità che assegniamo ai pazienti non sono cambiate in epoca Covid, ma la protezione dal virus ha rallentato tutti i processi diagnostici (ecografie, TAC) per i tempi di sanificazione tra un paziente e l’altro, così come i tempi di trasporto intraospedaliero”.

 

Dott.ssa Anna Marra, Direttore Farmacia Ospedaliera

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Durante la pandemia il Servizio di Farmacia Ospedaliera è stato di supporto ai clinici e a tutti gli operatori sanitari nell’individuazione dei farmaci e dei dispositivi medici che potevano essere utilizzati nella cura del Covid.

In particolare, nella prima fase, abbiamo cercato di individuare, nell’ambito di un gruppo di lavoro permanente, i farmaci che potevano rappresentare una risposta terapeutica alla malattia nella sempre continua evoluzione delle evidenze scientifiche, con risultati spesso non conclusivi. A tal fine abbiamo partecipato a diversi trial clinici che ci consentivano di avere accesso a terapie sperimentali per il trattamento del COVID-19 nei vari stadi della malattia.

Al tempo stesso abbiamo dovuto affrontare la grande carenza che si è verificata a livello internazionale di farmaci di prima necessità, ma anche di dispositivi medici, quali guanti, disinfettanti, tamponi, reagenti che erano strettamente necessari per prevenire, diagnosticare e curare la malattia. Tutto questo lavorando incessantemente per riuscire a procurare ciò che era necessario.

La seconda fase ci ha visto nuovamente impegnati, sia nell’organizzazione che nella gestione della campagna vaccinale, prima degli operatori sanitari delle Aziende ferraresi e adesso anche della popolazione.

I vaccini attualmente presenti, che rappresentano la più importante speranza terapeutica, hanno complesse modalità di conservazione e gestione che necessitano della massima attenzione e delle giuste competenze per assicurare che siano disponibili in modo tempestivo e sicuro.

La farmacia ospedaliera, da ottobre, gestisce (attraverso il suo Centro di Rifermento antidoti regionale) la dispensazione del farmaco Remdesivir, unico autorizzato per il trattamento del COVID 19. Ad oggi, in Emilia-Romagna, sono stati trattai con tale farmaco circa 3500 pazienti”.

 

Dott. Stefano Pizzicotti, Direttore Laboratorio Unico Provinciale

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Sfido chiunque ad aver classificato correttamente i primi campanelli di allarme del gennaio 2020: “tranquilli tutti! è solo un influenza, il virus rimarrà in Cina”.

Poi la globalizzazione ce lo porta sulla soglia di casa, ma ancora crediamo che non passerà il Po. Trascorrono i giorni e il virus picchia sempre più forte. Dai che ci mettiamo in gioco! Andiamo sul mercato tecnologico e troviamo… niente! La pandemia ha fatto correre gli orologi: il paziente che prima si destabilizzava in giorni, ora peggiora criticamente in minuti. Lo stesso per le acquisizioni strumentali: le procedure di settimane dovevano essere perfezionate in ore. Presto i centri di riferimento sono sopraffatti dal carico di lavoro. E noi (tutti noi) a cercare strumentazioni: niente da fare, già opzionate, comprate, acquisite.

Gli Ordini Professionali gettano il cuore oltre l’ostacolo e acquisiscono per Cona il primo strumento. E’ il pomeriggio del 26 marzo 2020. Purtroppo che questa generosità non sia sufficiente lo si vede fin da subito: reattivi a singhiozzo, nessun aumento di forniture, razionamenti incombenti. Cerchiamo altrove: arriva un altro strumento, veloce ma piccolo: troppo carico di lavoro.

Mai lasciato raffreddare il cellulare: ditte, rappresentanti, magazzinieri, corrieri. Una giornata intera al telefono per ottenere un test, uno strumento, una piattaforma in più. Qualche buona sorpresa c’è. Siamo a qualche centinaio di test al giorno. Piccole e graduali acquisizioni migliorano l’output fino a che le esigenze richiedono una refertazione continua.

19 maggio 2020: dalla mattina alla sera si organizza il turno 24 ore (ancora in vigore). Arrivano risorse umane, necessarie, indispensabili, preparatissime; ma non mancano contemporaneamente i burn–out. Non basta ancora: tutto il territorio invoca aiuto.

Cerchiamo soluzioni ulteriori con incrollabile energia, con certosina pazienza e talora con frustrazione e impotenza. Arrivano altri incrementi di tecnologia, fortemente automatizzata: a metà luglio 2020 tutti i tamponi raccolti nella provincia di Ferrara sono analizzati a Cona. Siamo a 1400 – 1600 test al giorno. Qualche altra acquisizione ci permette di raggiungere i 1800 test, ma abbiamo anche superato i 2000. Adesso possiamo sentire tutta la potenza dell’urlo di dolore della popolazione; dolore che ci attanaglia e ci dispera. Il nostro auspicio è quello di esserci attrezzati per averne forse attenuato un pochino l’intensità”.

 

Dott.ssa Sara Ghisellini, Referente della Diagnostica Covid della provincia di Ferrara

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In quest’anno di pandemia il Laboratorio si è trovato in prima linea nel fornire il proprio contributo alla gestione dell’emergenza. Sono stati mesi molto difficili per le condizioni e il carico di lavoro, la complessità dei problemi, la scarsità di mezzi, strumenti e reagenti e per la necessità di rimodulare più volte l’organizzazione in base alla crescente richiesta e alle potenzialità diagnostiche in continua implementazione e commisurate alle esigenze territoriali. Tuttavia ciò che è emerso in modo evidente è che, la stretta collaborazione, il lavoro di équipe, la comunicazione, la dedizione, nonché la grande professionalità di tutti i colleghi impegnati in prima linea nella diagnostica COVID-19, sono stati fondamentali nel raggiungimento del difficile obbiettivo di fornire un servizio all’altezza. Essenziale è stato fare squadra e lavorare in sinergia per il raggiungimento degli obbiettivi”.

 

Dott.ssa Paola De Paris, Medicina del Lavoro

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Il primo passo per gestire al meglio la sicurezza del personale del nostro ospedale è stato quello, in collaborazione con il Servizio Prevenzione e Protezione e Igiene Ospedaliera, di organizzare corsi di formazione per spiegare il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuali e di addestramento alla vestizione e svestizione.

Subito dopo è stata messa in atto un’azione di sorveglianza periodica degli operatori - sia attraverso lo screening sierologico sia con tampone - e, contemporaneamente, una sorveglianza puntuale dei contatti con paziente Covid positivo. Tutto il personale è stato puntualmente informato e seguito dalla Medicina del Lavoro, la quale ha cercato di rispondere sempre ai quesiti e alle preoccupazioni poste dagli operatori: dal certificato di Infortunio per l’Inail a cosa fare una volta rientrati in servizio dopo la malattia”.

 

Prof. Melchiore Giganti (Direttore Radiologia Universitaria), dott. Stefano Leprotti (Direttore Facente Funzione Radiologia Ospedaliera)

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da sinistra: Melchiore Giganti, Stefano Leprotti


“Durante l’emergenza COVID le Radiologie Universitarie ed Ospedaliera, in completa sintonia e sinergia operativa tra loro, hanno tempestivamente riorganizzato le loro attività per far fronte alle mutate necessità clinico assistenziali. E’ subito apparso necessario mettere in atto interventi riorganizzativi rilevanti, guidati dai dati che via via si rendevano disponibili, elaborati in stretta connessione con la Direzione Sanitaria ed il Pronto Soccorso, oltre che con gli altri Dipartimenti, in particolare quello Medico.

Nei primi giorni di marzo 2020 abbiamo assistito ad un rilevante aumento degli esami radiografici per sospetta polmonite COVID. Per questo motivo si è deciso di dedicare una strumentazione esclusivamente alla diagnostica polmonare dei pazienti sospetti COVID, per minimizzare il rischio di infezione tra pazienti e personale.

Il problema che abbiamo dovuto affrontare in seguito è stato il recupero delle indagini diagnostiche, sia di screening che ordinarie sospese durante il periodo di lock-down. Recupero che è partito dalle patologie oncologiche ed è proseguito fino alla fine dell’estate. Negli ultimi mesi abbiamo rivolto il massimo sforzo a soddisfare, con tempestività, le richieste interne, in modo da non ritardare il turn-over dei posti letto.

Certamente non eravamo preparati ad affrontare una crisi di simile portata. Abbiamo tuttavia cercato di reagire prontamente e con buon senso, facendo riferimento alla letteratura disponibile, trovando terreno fertile e spirito costruttivo presso tutte le figure professionali con cui abbiamo avuto rapporti. Al nostro interno, pur con risposte personali ed emotive diverse, lo spirito di appartenenza e la serietà deontologica hanno certamente caratterizzato tutte le attività”.

 

Eugenio Girometti, primo paziente positivo ferrarese ricoverato a Cona

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da sinistra: Eugenio Girometti, Fabrizio Toselli


Non sfidate il destino”. Eugenio Girometti, il primo malato covid del Ferrarese nel 2020 si rivolge ai giovani. E lo fa durante un incontro con Fabrizio Toselli il Sindaco di Cento, la città dove risiede.

“Io ci sono finito dentro al Covid e ho visto tanta sofferenza sia all’interno dell’ospedale che fuori. Per questo invito tutti quanti a fare attenzione e soprattutto ai giovani dico: non sfidate il destino”. Le parole sono di Eugenio Girometti, 56 anni residente a Cento, primo ricoverato Covid di un anno fa nella provincia di Ferrara. Il suo messaggio arriva nel corso di un incontro chiesto dal sindaco Fabrizio Toselli che, attraverso la testimonianza del cittadino centese Girometti, vuole sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto sia importante rispettare le regole anti Covid. Questo anche per prevenire i contagi che, in questi ultimi giorni, stanno generando particolari preoccupazioni”.

Il 6 marzo 2020 Girometti, vigile del fuoco a Bologna, finì all’ospedale di Cona per complicazioni dovute al Covid 19. Prima il ricovero nel reparto di Malattie Infettive e poi il trasferimento in Pneumologia. “Quando mi hanno ricoverato pensai che in due giorni me la sarei cavata e invece ho trascorso quasi un mese lontano da casa. In quei momenti mi ha aiutato moltissimo sapere che medici e infermieri stavano facendo di tutto per guarirmi. E lo facevano con molta cura e garbo: loro sì che sono al fronte!

“Sono le testimonianze come quelle di Eugenio che devono far riflettere chi sottovaluta questa pandemia e dunque non prende tutte le precauzioni per evitare il contagio”, aggiunge il sindaco di Cento. “Per questo invito tutti a non sottovalutare il virus e a cercare di rispettare le regole; se lo facciamo, insieme alla campagna dei vaccini che partirà con numeri più importanti già da lunedì anche alla Pandurera, prima finirà la pandemia e dunque prima torneremo alla vita di sempre”.

 

 

CONA: UN ANNO DI PANDEMIA. QUALCHE DATO STATISTICO

 

NUMERO RICOVERI COVID+ (dal 20/2/2020 al 2/3/2021)*:

  • Non Intensivi: 1263
  • Intensivi: 221

* I pazienti che sono stati sia in degenza non intensiva che intensiva (ad esempio, trasferiti da pneumo covid a terapia intensiva covid) sono contati una sola volta come intensivi.

 

NUMERO GUARITI (dal 20/2/2020 al 2/3/2021): 802


NUMERO TRASFERITI (dal 20/2/2020 al 2/3/2021): 227

 

NUMERO DECEDUTI (al 2/3/2021): 351

 

POSTI LETTO MASSIMI (aprile 2020): 182

di cui 36 sospetti covid, 118 covid non intensivi, 28 Terapia Intensiva - Escluso il materno infantile.


POSTI LETTO ATTUALI (seconda ondata): 111

di cui 88 Non intensivi, 23 Terapia Intensiva - Escluso il Materno infantile (8 ulteriori posti letto).

 

DPI, EVOLUZIONE DA INIZIO PANDEMIA AD OGGI

“Un’importante priorità – mette in evidenza la dott.ssa Elisa Tarroni, Direttore della Direzione delle Professioni - è stata quella di assicurarsi che gli operatori sanitari avessero a disposizione i necessari dispositivi di protezione individuale: mascherine facciali, i camici idrorepellenti, le tute integrali, gli occhiali o visiere, i guanti, i gambali ed il copricapo. L’iniziale carenza di dispositivi di protezione è stata una preoccupazione costante, che si è ridotta progressivamente in rapporto all’adeguamento degli stessi alle reali necessità”.

Nel periodo della prima ondata (marzo - ottobre 2020, 8 mesi) sono stati forniti giornalmente alle unità operative 5.923 DPI, pari a oltre 1.400.000 DPI complessivi, mentre nella seconda ondata (novembre 2020 - febbraio 2021, 4 mesi) sono stati forniti giornalmente 8.950 DPI pari a oltre 1.000.000 DPI.

Il trend dei principali DPI dimostra una parziale riduzione dell’utilizzo delle mascherine chirurgiche (3600 unità/die consegnate nel mese di aprile 2020 vs 2900 unità/die consegnate nel mese di febbraio 2021), correlato all’ incremento dell’impiego del “filtrante facciale P2” e degli “occhiali/visiere pluriuso”, determinato dall’applicazione delle recenti indicazioni aziendali.

 

 

Grafico n. 1: Totale quantitativi DPI consegnati giornalmente_1°ondata (03/20 - 10/20) / 2° ondata (11/20 - 02/21)

grafico 1.jpg

 

 

Grafico n. 2: Andamento % tipologie DPI_Consumo DPI/die 1°ondata (03/20 - 10-20) e consumo DPI 2°ondata (11/20 - 02/21)

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creato da Valentina Tomasi pubblicato il 05/03/2021 13:46, ultima modifica 05/03/2021 13:46

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