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Ferrara, 22 aprile 2021

“CORONACRISIS” A CONA: AFFRONTARE GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA E SUPERARE IL TRAUMA EMOTIVO PERSONALE

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Il Comitato Unico di Garanzia di Cona, presieduto dalla dott.ssa Teresa Matarazzo, ha condiviso con la Direzione Generale un progetto di studio sull’esperienza del personale dipendente durante l’emergenza COVID-19, al fine di valutare le conseguenze di breve e medio periodo sullo stato mentale in risposta al trauma che questa emergenza ha generato e analizzare le differenze per sostenere e potenziare le abilità di adattamento e promuovere "l’empowerment” individuale.

La pandemia da Coronavirus 2019 (COVID-19) continua a colpire milioni di persone in tutto il mondo e ha posto sfide uniche agli operatori sanitari: prendersi cura dei pazienti, la gestione dell’emergenza e l’impegnativo carico di lavoro continuo, può avere impatti negativi anche sulla loro salute mentale.

Il Comitato Unico di Garanzia di Cona, presieduto dalla dott.ssa Teresa Matarazzo, ha condiviso con la Direzione Generale un progetto di studio sull’esperienza del personale dipendente durante l’emergenza COVID-19, al fine di valutare le conseguenze di breve e medio periodo sullo stato mentale in risposta al trauma che questa emergenza ha generato e analizzare le differenze per sostenere e potenziare le abilità di adattamento e promuovere l’“empowerment” individuale. Il progetto aziendale dal titolo “CORONAcrisis: Conoscere, Osservare, Rilevare, Organizzare, Neutralizzare, Avanzare” per la resilienza aziendale ha posto l’attenzione all’impatto che il COVID-19 ha avuto sullo status mentale, sullo stress, sull’ansia, sulla depressione e sugli eventuali disturbi post traumatici delle persone che lavorano in azienda. La percezione personale dello stato di salute psicofisica è stata misurata con scale validate a livello internazionale: il questionario utilizzato comprendeva diverse sezioni, fra le quali quelle relative alla professione, all’esperienza di lavoro e personale durante l’emergenza COVID-19, alla situazione socio-demografica. I diversi punteggi ottenuti hanno permesso di valutare come l'emergenza pandemica abbia cambiato le abitudini professionali e sociali.

La partecipazione all’indagine è stata volontaria e i dati sono stati trattati in forma aggregata, nel rispetto dell’anonimato.

 La prima parte del progetto si è conclusa e i risultati sono stati pubblicati in questi giorni su una prestigiosa rivista internazionale: International Journal of Environmental Research and Public Health a cura di: Matarazzo T, Bravi F, Valpiani G, Morotti C, Martino F, Bombardi S, Bozzolan M, Longhitano E, Bardasi P, Roberto DV, Carradori T.  https://doi.org/10.3390/ijerph18084250 .

I dipendenti, che hanno aderito allo studio, avevano un’età media di 47 anni, le donne rappresentavano l'80,2%.  Un terzo (il 30%) ha percepito un alto livello di stress superando il livello soglia, il 25% ha superato il valore di allerta della qualità di salute percepita e il 17,1% ha presentato un disturbo d'ansia generale. I sintomi di stress si sono manifestati principalmente per gli intervistati over 55, per le donne, per chi era lontano dalla propria famiglia, per chi aveva solo un figlio, una bassa scolarità, o una specialità di tipo internistico. I risultati confermano quindi i dati riportati a livello internazionale e mostrano un livello rilevante di disagio: coinvolgimento psicologico, stato di ansia e depressione sono presenti nel 30% del campione, evidenziando un notevole carico personale emotivo in tutti i professionisti.

Gli interventi necessari a garantire il benessere mentale e fisico, di tutti gli operatori Sanitari esposti COVID-19, saranno pianificati, attuati e continuamente monitorati. Così come attuato finora relativamente alla prevenzione, per evitare la diffusione del virus, all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e alle possibili infezioni. La protezione dei dipendenti in ospedale è un'azione importante ed è una delle strategie di sanità pubblica di cui farsi carico con l’obbiettivo di affrontare insieme la pandemia e realizzare il “welness” organizzativo in Ospedale.

Seguirà una seconda fase di studio, una ricerca qualitativa, che prenderà avvio sulla base delle evidenze emerse e sul contesto lavorativo e che sarà oggetto di ulteriori pubblicazioni.

 

Solo se si protegge e si dà benessere e sicurezza, a tutto il personale, a chi lavora in ospedale e nel territorio, donne e uomini, coinvolti emotivamente, con un alto sovraccarico lavorativo e di stress e un alto rischio di ammalarsi, e con la paura di trasmettere l’infezione agli altri, familiari e pazienti, soprattutto se fragili e anziani, in questo momento si può rispondere ai bisogni di salute di chi afferisce in ospedale.

creato da Valentina Tomasi pubblicato il 22/04/2021 14:05, ultima modifica 22/04/2021 14:05

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